L’Imperatore di Jan Fabre, autore contro ogni convenzione, e due film concludono le feste per i 40 anni dell’Out Off

MILANO, domenica 21 maggio – In occasione della messa in scena de “L’imperatore della sconfitta” di Jan Fabre, sabato 27 maggio e a conclusione delle manifestazioni per i 40 anni dell’out off, verranno proiettati, con ingresso libero, due film dedicati all’artista fiammingo e alla sua opera. Alle ore 15, “Jan Fabre. Beyond the Artist”, di Giulio Boato con interviste a Jan Fabre, Georges Banu (critico teatrale), Vincent Baudriller (ex co-direttore del Festival D’Avignon), Jan Dekeyser (architetto del laboratorio/teatro di Fabre) e Rudolf Rach (editore di Fabre in Francia). Alle ore 16, “Surrender” di Phil Griffin, che testimonia le prove di Mount Olympus – To Glorify the Cult of Tragedy, a 24-hour performance, spettacolo-capolavoro di Jan Fabre, realizzate nel 2015 nel teatro-laboratorio dell’artista fiammingo, ad Anversa, coinvolgendo 27 performer per 12 mesi e che ha ricevuto il Premio Ubu 2016 come migliore spettacolo straniero presentato in Italia.
Alle ore 18: Oliviero Ponte Di Pino dialogherà con i due registi e con Mino Bertoldo, fondatore e direttore dell’Out Off.
Quindi, alle ore 20 (anziché ore 19.30), andrà in scena l’ultima replica di “L’imperatore della sconfitta” di Jan Fabre, con la regia Elena Arvigo e Sara Thaiz Bozano. Con Elena Arvigo e Marco Vergani.
“L’imperatore della sconfitta” punta i riflettori sul fallimento, tabù nell’era del successo imperante. Forza interiore e accettazione dei propri limiti sono gli unici mezzi di cui dispone l’uomo per riscattarsi dalla propria condizione miserevole. È il racconto di un tentativo che non si esaurisce nel fallimento, ma che trova, anzi, nel fallimento la sua forma perfetta. La sconfitta è azione, atto rivoluzionario, momento di rivincita e possibilità di proseguire. La sconfitta come punto di partenza e di arrivo perché se non fossimo sconfitti non avremmo la possibilità di continuare a sbagliare e quindi a esistere nel mondo.
Scritto da Jan Fabre nel 1994 (dedicato all’attore Marc Moon Van Overmeire), “L’imperatore della sconfitta” fa parte di una serie di monologhi scritti tra il 1975 e il 1994 e rappresentati in tutto il mondo. La traduttrice Giuliana Manganelli scrive: “Il suo teatro non costruisce favole, non rappresenta niente, non riproduce niente, semplicemente è. Subisce e trasmette la fascinazione del sublime, una sorta di estasi che genera la capacità di liberare implosione. L’effetto finale che Fabre ottiene è uno stato finale di ebbrezza erotica…”
Jan Fabre (Anversa, 1958), artista visivo, regista, scrittore, nipote dell’entomologo Jean-Henri Fabre, dice di aver ereditato dal bisnonno la passione ossessiva per la ricerca e l’indagine. È noto infatti per i grandi disegni a biro blu, le sculture realizzate con insetti, le installazioni ambientali, ma anche per le opere liriche, i balletti e le performance realizzati con la sua compagnia Throbleyn di Anversa. Quello di Fabre è un teatro della fisicità che utilizza il corpo in ogni sua forma (danza, performance, azione teatrale). Nei primi anni ’80 si impone all’attenzione mondiale con gli spettacoli This isTheatre Like it Was to Be Eexpected and Foreseen (1982) e The Power of Theatrical Madness (1984) operando un taglio netto con le convenzioni teatrali. Autore di testi teatrali fin dal 1975, è rappresentato con sempre maggior frequenza in Europa, Stati Uniti, Giappone e Australia. I suoi drammi rompono lo schema del linguaggio dando corpo a personaggi irriverenti, provocatori, paradigmi di un’umanità andata in frantumi e di cui ne mostrano i cocci nel vano tentativo di ricostruirne l’identità liberata dalle catene dei miti del materialismo e dell’immagine. Della sua arte dice: “Sono un poeta del disegno e della scrittura, un avventuriero, un terrorista che lavora per le spore del cuore e delle proprie idee.”
Jan Fabre è stato un punto di riferimento artistico dell’Out Off fin dal primo incontro avvenuto nel 1985 quando venne invitato per la rassegna Sussurri o Grida con lo spettacolo “Il potere della follia teatrale”. Il rapporto è continuato poi in altre occasioni culminate con l’inaugurazione della nuova sede di via Mac Mahon nel 2004 con lo spettacolo “Cryng body”.

(Dal comunicato stampa dell’Out Off)

“L’IMPERATORE DELLA SCONFITTA”, di Jan Fabre, traduzione di Giuliana Manganelli, regia: Elena Arvigo e Sara Thaiz Bozano. Con Elena Arvigo e Marco Vergani. Scene Alessandro di Cola, video project Carolina Ielardi, riprese video e suoni Marcello Rotondella, luci Marcello Lumaca, tecnico video, luci, audio Alessandro Tinelli, assistente alla regia Maia Bertoldo. Produzione Teatro Out Off (Via Mac Mahon 16, Milano).
www.teatrooutoff.it