Locarno, un Festival a spizzichi e bocconi, fra tre sale e in streaming. E quest’anno Piazza Grande sarà solo un ricordo

LOCARNO, martedì 4 agosto (di Marisa Marzelli) Stretto tra le date di Cannes (che ha gettato la spugna) e quelle di Venezia (che orgogliosamente annuncia di svolgersi dal vivo), anche il Festival di Locarno ha deciso di andare in scena. Scegliendo una forma ibrida: tra il 5 e il 15 agosto una parte dei film si vedranno online, un’altra in tre sale locarnesi, che sono il PalaCinema, il GranRex e il PalaVideo di Muralto.
Salta il maxischermo montato in Piazza Grande, il cuore della manifestazione con le proiezioni serali per una platea fino a 8.000 spettatori.
Impensabile quest’anno; innanzitutto perché lo proibisce la legge (ancora vietati i grandi assembramenti), in secondo luogo perché sarebbe costato troppo montare la gigantesca struttura e aprire la Piazza ad un pubblico limitato per rispettare le distanze sociali.
Ridotte anche le sezioni. Ma il Festival ha deciso di non organizzare una pallida copia delle offerte passate, piuttosto di ripartire con una sorta di anno 0, dopo 72 gloriose edizioni. Già dal nome del progetto: Locarno 2020 – For the Future of Films per sostenere il cinema indipendente. Il concorso, denominato The Films of Tomorrow, è riservato a venti lungometraggi (dieci internazionali e altrettanti svizzeri) non ancora finiti, che hanno dovuto interrompere le riprese o il montaggio a causa della pandemia. I vincitori (uno tra gli internazionali, l’altro tra gli svizzeri) saranno annunciati nella serata di chiusura da una giuria composta da tre registi: per gli internazionali l’americana Kelly Reichardt, l’israeliano Nadav Lapid e l’autore del Lesotho Lemohang Jeremiah Mosese; per la selezione svizzera Alina Marazzi, Matias Piñeiro e il celebre iraniano Mohsen Makhmalbaf.
I due Pardi d’oro previsti (ognuno con un montepremi di 70.000 franchi) serviranno per portare a termine le opere premiate. Tra i concorrenti internazionali nomi di rilievo già agli onori in edizioni passate come l’argentina Lucrecia Martel e il filippino Lav Diaz.
Annullata la tradizionale Retrospettiva, i registi in gara proporranno ognuno un film di loro scelta che contribuirà a costruire “Un viaggio nella storia del Festival”. Si comincia con Germania Anno Zero di Roberto Rossellini.
Confermato anche il concorso Pardi di domani (12 cortometraggi svizzeri nella gara nazionale e 32 per quella internazionale). Questi corti, al Festival chiamati da tutti affettuosamente “pardini”, saranno visibili sia in sala che online sul sito del Festival. Resiste pure la sezione Open Doors, tradizionalmente riservata ad opere dell’Est e del Sud del mondo (quest’anno focus su Indonesia, Filippine, Malesia, Myanmar e anche Mongolia). Una novità è invece la sezione Secret Screenings, dieci appuntamenti al buio presentati dalla direttrice del Festival, Lili Hinstin. Di questi si conosce solo l’orario e il luogo di programmazione fisica, ma non il titolo. Sarà sempre una sorpresa da scoprire sul momento per gli spettatori curiosi che vorranno avventurarsi in questa caccia al tesoro.
Il Festival presenterà in totale 121 titoli tra lungometraggi e corti. Un’ottantina visibili in streaming sul web; 103 le proiezioni in sala (40 prime e 63 repliche).

Serata d’inaugurazione mercoledì 5 agosto alle 20.30 al GranRex con First Cow della regista Kelly Reichardt, una storia d’amicizia nell’Oregon di inizio ‘800 tra un cuoco e un immigrato cinese. Il film era stato ben accolto in concorso alla Berlinale, l’ultimo grande festival che ha potuto svolgersi normalmente prima della pandemia.

Per informazioni consultare il sito:
www.locarnofestival.ch