L’umorismo teologico? Sì. Ma non facciamo confusione fra religioni monoteiste e politeiste. E attenzione al fanatismo

(di Andrea Bisicchia) La comicità è una cosa seria, specie quando si esprime attraverso l’umorismo, che la rende addirittura tragica. Nel volume di Maurizio Bettini, Massimo Raveri, Francesco Remotti, un antichista, uno storico delle religioni dell’Asia orientale, un antropologo: “Ridere degli dei, ridere con gli dei”, edito da Il Mulino, la comicità può assumere un valore drammatico nel momento in cui la si ricerca all’interno delle religioni, soprattutto, in quelle monoteiste, come è stato dimostrato dal recente attentato a Charlie Hebdo.
Gli autori si chiedono quale sia il rapporto tra gli esseri umani e le divinità, sia occidentali che orientali, oltre che con le religioni e le loro gerarchie. Noi sappiamo, attraverso Agostino, che il cristianesimo aveva bandito ogni forma di comicità applicata alla teologia e, con lui, si mostrarono d’accordo gli islamici, mentre gli ebrei accettavano l’ironia e il motto di spirito, come ci ha insegnato Sigmund Freud.
Base di partenza, per gli autori, sono le religioni antiche, quelle che definiscono “senza nome” e che non si oppongono ad altre religioni. Di solito vengono chiamate religioni pagane, che si caratterizzano per i loro racconti mitici, e, allora, come accostarsi a questi racconti? Come ricercare nelle loro trame, sempre aggrovigliate, oltre che nei loro personaggi, delle strutture mentali o concettuali?
C’è chi sostiene, come Pierre Clastres, allievo di Levi-Strauss che “se si vuol preservare, integralmente, la verità dei miti, non bisogna sottovalutare la portata del riso che essi provocano”. In una messinscena delle “Baccanti”, con la regia di Ronconi, al Teatro Greco di Siracusa, durante lo spettacolo il pubblico rideva, come se non prendesse sul serio ciò che accadeva sulla scena, eppure si trattava di Euripide e non delle “Rane” di Aristofane, come a dimostrare che nella Grecia del V secolo a.C. si poteva ridere degli dei e con gli dei.
Fu in quel tempo che si posero le basi di un umorismo teologico, non certo appartenente alle religioni monoteiste.
Per Maurizio Bettini, esistono delle culture, nelle quali, ridere degli dei era una pratica comune, in particolare, nella cultura greca e in quella romana, essendo culture politeiste. Comparativamente parlando, sostiene Bettini, le religioni, alle cui divinità sono attribuiti caratteri di unicità, non ammettono promiscuità, mentre è convinto che quelle caratterizzate dalla pluralità degli dei, questi possano essere rappresentati come personaggi comici.
Per Massimo Raveri, il riso è un fenomeno multiforme, complesso e dinamico, come è possibile verificare nella spiritualità asiatica che vanta, a tale proposito, correnti diverse, quella gioiosa e quella distruttiva. Il suo studio riguarda la cultura giapponese e le contigue tradizioni religiose che prendono le mosse dai riti dello Shinto, che segnavano le varie fasi della coltivazione del riso col ricorso alle festività e alle cerimonie, attraverso le quali si richiedevano le protezioni del dio. Raveri ci ricorda che, nella tradizione Shinto, gli dei erano entità misteriose, oltre che ambigue ed energiche, e che non venivano mai rappresentati figurativamente. Riferendosi al buddismo zen, egli ritiene che esso avesse saputo utilizzare il comico per declinare un cammino verso il risveglio e la
liberazione.
Per Francesco Remotti, l’umorismo e la comicità nelle religioni africane serpeggiano nelle tradizioni orali, grazie a una desacralizzazione che a sua volta evita la caduta nelle forme divine assolute e che spesso è colma di furore e di ferocia, oltre che di fanatismo, poiché, desacrilizzando gli dei, questi si avvicinano sempre più agli uomini, nel senso che diventano più inclusivi e più aperti ai valori della convivenza e del suo contrario.
Gli autori di questo libro si chiedono, ancora, se il riso teologico debba essere considerato qualcosa di stolto e di superficiale o se esista una via più saggia e più virtuosa che possa andare oltre il fanatismo e il fatalismo storico.

Maurizio Bettini, Massimo Raveri, Francesco Remotti: “Ridere degli dei, ridere con gli dei” – Il Mulino 2020 – pp. 240 – € 22.