Milano com’era, Milano com’è. In 170 fotografie d’autore la storia di una mutazione genetica iniziata settant’anni fa

Gianni Berengo Gardin, CASA DI RINGHIERA, anni 70

Gianni Berengo Gardin, CASA DI RINGHIERA, anni 70

MILANO, giovedì 18 giugno  ● 
(di Patrizia Pedrazzini) Che città è Milano? Quanti volti ha avuto? Attraverso quante, e quali, identità è dovuta passare per diventare la metropoli sempre più multietnica e globalizzata che è, oggi, sotto gli occhi di tutti? Se è vero che, come ogni buon fotografo sa, “un’immagine vale più di mille parole”, quale fotografia potrebbe, per esempio, raccontarne un pezzo di esistenza? Quella delle tre ragazze partigiane che, fiduciose e fiere, sfilano con i loro fucili in via Brera il 26 aprile del ’45, nel celebre scatto di Valentino Petrelli? O l’immigrato appena arrivato dal Sud, immortalato da Uliano Lucas nel ’68, valigia tenuta chiusa da una corda in mano e scatolone in spalla, davanti al Grattacielo Pirelli in piazza Duca D’Aosta? Oppure gli operai della Bicocca e i bambini di Baia del Re di Federico Patellani, le domeniche all’Idroscalo di Mario Cattaneo, le case di ringhiera di Gianni Berengo Gardin? O il futuristico skyline notturno di Luca Campigotto, e i grattacieli di Porta Nuova di Francesco Radino, con le vecchie, quasi piccole, case del quartiere che si riflettono sulle facciate a specchio dei moderni giganti?
Tutto, questo, e molto altro ancora, racconta la mostra “Ieri oggi Milano 2015”, allo Spazio Oberdan fino al 30 agosto: 170 fotografie e opere video firmate da 43 maestri dell’obbiettivo dal secondo dopoguerra ai giorni nostri. Tutte provenienti dal Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo che, inaugurato nel 2004 nella secentesca Villa Ghirlanda, è oggi, con due milioni di immagini, 33 fondi fotografici, più di 600 autori italiani e stranieri, l’unico museo italiano, finanziato pubblicamente, totalmente dedicato alla fotografia.

Attilio Del Comune, GIORGIO GABER (dalla serie Ambrosiani), 1984

Attilio Del Comune, GIORGIO GABER (dalla serie Ambrosiani), 1984

Due, e perfettamente centrati, gli obiettivi dell’esposizione: testimoniare i profondi cambiamenti che hanno segnato l’identità di Milano nell’arco degli ultimi settant’anni, e insieme far comprendere l’evoluzione del linguaggio fotografico nel medesimo spazio temporale. Il tutto attraverso un percorso a ritroso nel tempo: prima le opere dalla metà degli anni Novanta a oggi, caratterizzate da foto molto grandi, incentrate su un paesaggio urbano postindustriale e in continua trasformazione; poi gli scatti degli anni Ottanta, il decennio del cambiamento e del passaggio, quello nel quale la città perde la sua identità industriale e operaia; infine l’inizio di tutto, le macerie dei bombardamenti, la ricostruzione, l’immigrazione, lo sviluppo delle periferie, gli scavi del metrò, le contestazioni degli studenti, Piazza Fontana.
Due città separate e distinte, apparentemente inconciliabili, il prima e il dopo di una sorta di mutazione genetica che ha il suo spartiacque nella morte delle fabbriche e nella nascita della “Milano da bere”.
Di grande impatto anche alcune serie di ritratti, sia a colori che in bianco e nero. Da Giorgio Gaber a Giovanni Raboni, da Camilla Cederna a Inge Feltrinelli, da Ottavio Missoni a Franco Parenti, negli scatti di Attilio Del Comune. Affiancati dal corniciaio e dal garagista, dal fabbro e dallo spazzino, dal pittore e dal meccanico di Enzo Nocera.
Che città è Milano, oggi? “Una città poco definibile – dice la curatrice della mostra, Roberta Valtorta – non facile da amare ma necessaria a molti. Una città che conserva ancora dentro di sé un pezzo della sua anima più antica, ingenua e semplice come un dialetto, ma che non sa esserne orgogliosa”. Da vedere.

“Ieri oggi Milano 2015. Capolavori del Museo di Fotografia Contemporanea”, Spazio Oberdan, viale Vittorio Veneto 2, Milano. Fino a domenica 30 agosto.

www.cittametropolitana.milano.it/cultura
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