Mito, favola, gioco. Ed ecco, negli anni Settanta, il teatro ragazzi competere col teatro dei grandi, oggi quasi alla pari

BIENNALE TEATRO, “COLPI DI SCENA”, ORGANIZZATA DA ACCADEMIA PERDUTA, HA PRESO IL VIA A FORLI, CON 16 SPETTACOLI, TANTO PUBBLICO, TANTI CRITICI E TANTI OPERATORI.

(di Andrea Bisicchia) – Da alcuni anni, Claudio Casadio e Ruggero Sintoni di Accademia Perduta si sono inventati un Festival che hanno dedicato, alternandolo al Teatro Contemporaneo e al Teatro Ragazzi, con l’idea programmatica di offrire una “vetrina” delle nuove generazioni che operano entrambi nella contemporaneità, anche se con finalità diverse.
Quando si parla di Teatro Ragazzi, bisogna ricordare che ha una lunga storia, essendo nato negli anni Settanta del secolo scorso, in concomitanza con la crisi dei Teatri Stabili, con la nascita delle Cooperative, del Teatro di Base, della Comune, del Terzo Teatro, del Teatro di Strada, del Teatro Sociale e Politico.
Si trattò di una Stagione irripetibile, durante la quale tutto fu messo in discussione. Il Teatro Ragazzi, pur tra grandi difficoltà economiche, iniziò ad avere un suo spazio, fino ad imporsi a livello ministeriale, tanto che, oggi, molte realtà sono diventate Teatri di Produzione.
A dire il vero, le differenze tra Teatro Contemporaneo e Teatro Ragazzi si sono sempre più accorciate, sia per l’alta professionalità dei responsabili, sia per l’uso dei generi teatrali che spesso finiscono per incontrarsi.
Il Teatro Ragazzi fa ricorso a generi che riguardano il Mito, la Favola, il Mistero, il Gioco, generi che troviamo nel teatro di tutti i tempi che, nel nostro caso, vengono utilizzati per coinvolgere giovani spettatori, pronti a lasciarsi affascinare dalla bravura degli interpreti e dai loro racconti che si allontanano sempre più da pedisseque rivisitazioni o “riusi” delle favole antiche a vantaggio di una creatività sempre più attenta alle rivoluzioni sociali e alle modalità di ricezione.
A base del genere favolistico esiste un pozzo profondo a cui attingere, carico di simbologie, di allegorie, di mitopoiesi che hanno a che fare con l’ignoto, col terrore, con la paura, con lo sgomento e, persino, con la morte, categorie che ritroviamo nel teatro per i grandi.  C’è da chiedersi, allora, perché abbiamo ancora bisogno di favole e di eroi? Forse perché dinanzi al mistero della vita l’uomo qualunque si trova impreparato. Nelle favole che, molte volte, sono il riflesso di eventi storici, di suggestioni esoteriche, sempre legate al mutevole spirito dei tempi, l’uomo, sia grande che piccolo, va in cerca di legittimazione del suo stesso immaginario col quale alterna la creatività di oggi con le rielaborazioni dei miti fondanti.
Colpi di Scena diventa, pertanto, un punto di osservazione di come si siano evolute le favole classiche, le leggende popolari e di come siano diventate oggetto di spettacolo, con modalità diverse che vanno dal Teatro di Narrazione, al Circo, alla Danza, ai Pupazzi, al Teatro d’Ombre e di Figura, al Teatro d’Attore. Accademia Perduta, con Colpi di Scena, mette in atto la sua lunga esperienza, le ben note capacità di fare Rete, di dialogare con le Istituzioni, dalle quali ha sempre ottenuto riconoscimenti Culturali ed Artistici.
Il Programma di quest’anno è stato presentato, secondo consuetudine, a oltre 150 Operatori e ai critici che ne indagano, oltre che la professionalità, anche le forme e i contenuti che riguardano Miti arcaici, leggende, magie, viaggi, come se, gli artisti, volessero misurarsi con qualcosa che non appartiene a una verità effettuale, bensì a una che ha a che fare col meraviglioso, con lo stupore, ma anche col timore. Anzi, il meraviglioso diventa il riflesso di quell’anima popolare che, spesso, sconfina nel fantastico, nel gioco, col quale si misura sia la finitezza che l’infinitezza del mondo.
Dicevo prima che le differenze tra Teatro Ragazzi e Teatro Contemporaneo si sono molto accorciate, lo testimoniano alcuni spettacoli come: “Contro il sole. Il mito di Dedalo e Icaro” di Emanuele Aldrovandi, prodotto da Teatro Gioco Vita, oppure “Il mondo dei Quasi”, prodotto da Ater Balletto, per Danza Contemporanea, coreografia di Fernando Melo, o “Notturna”, prodotto da Accademia Perduta e Nadia Milani, uno spettacolo che rientra nella formula del Teatro Popolare, adatto a tutti.
Ma le sorprese non sono finite, perché, sempre in quest’ambito, entrerebbero, sia “Odissea”, con Francesco Piccotti, regia Fabrizio Pallara, prodotto da Divisoperzero, e “Charlie”, testo e regia Stefano Andreoli, prodotto da Accademia Perduta e Teatro Città Murata, “Il Ragazzo Volante, prodotto da La Baracca Teatro Tastoni.
Oltre ad Accademia Perduta, hanno partecipato a Colpi di Scena: la Compagnia del Buco, Nadia Milani, Teatro città Murata, TPC Tanti Cosi Progetti, Factory Compagnia Transadiatrica, Altri Posti In Piedi, Castaldo Santucci, Crampi, Fondazione TRG, Divisoperzero, Elsinor, Ater Balletto, Teatro Koreja, La Baracca Teatro Testoni, Solares Fondazione delle Arti, Teatro Delle Briciole, Sosta Palmizi/ Dododans, Teatro Gioco Vita.