Noi, poveri uomini, merce deperibile. Colpa della vita, della natura ostile e del materiale scadente di cui siamo fatti

(di Andrea Bisicchia) – Nei volumi, pubblicati precedentemente dall’Editore Cortina, Telmo Pievani, filosofo delle scienze biologiche, utilizzando, come modelli, Lucrezio e Darwin, si è intrattenuto sulle difficoltà dell’essere umano nel farsi strada in una Natura che gli si oppone con tutte le forze, non avendolo “previsto”, insieme ad altri organismi viventi, nel processo evolutivo, argomento che tratta in “La via inaspettata” (2011).
In fondo, secondo Pievani, siamo il risultato di una serie di imperfezioni che risalgono alla nascita dell’universo, comprese quelle del nostro cervello e del nostro genoma che, a loro volta, contengono altre imperfezioni, trattandosi di fenomeni alquanto complessi, argomento trattato nel volume “Imperfezione, una storia naturale” (2019).
Nel suo ultimo libro: “Finitudine. Un romanzo filosofico su fragilità e libertà”, sempre pubblicato da Cortina, Pievani indaga il rapporto tra uomo e natura lasciando spazio al filosofo della scienza più che al biologo, come se il filosofo prendesse il sopravvento sullo scienziato. Il lettore si trova dinanzi a un genere letterario che non appartiene né alla saggistica, né alla narrativa, né alla trattatistica, anzi, sembra che Pievani si diverta a utilizzare forme combinatorie che gli permettono di raccontare il senso della vita, facendo ricorso persino all’uso di una drammaturgia fondata sul dialogo, di cui sono protagonisti due premi Nobel come Monod e Camus, dei quali ha utilizzato due libri: “L’ultimo uomo” di Camus e “L’uomo e il tempo” di Monod, di cui non tralascia “Il caso e la necessità”.
La struttura del libro alterna considerazioni scientifiche con considerazioni filosofiche, presenti nei capitoli dove immagina i dialoghi tra Camus e Monod avvenuti, dopo l’incidente che aveva colpito lo scrittore algerino, al Centre Hospitalier, Fontainebleau, nel 1960, dove il biologo si era recato per fargli visita e dove ripercorrono il loro tragitto nella resistenza francese, sempre schierati per i diritti umani, contro ogni forma di integralismo religioso o ideologico, entrambi convinti della propria finitezza e, nello stesso tempo, consapevoli della incapacità di trovare un significato alla vita. La finitudine, in fondo, contempla questa incertezza, dovuta, purtroppo, alla contingenza della vita e al materiale scadente di cui siamo fatti. Per Pievani, siamo “merce deperibile”, che è la vera causa della nostra finitudine. Come riuscire a batterla? Affidandoci ai circuiti di un calcolatore? Oppure sfidando la natura ostile, quella che Leopardi definiva “matrigna”? Una natura che lo stesso potere divino non avrebbe creato così inclemente, così inospitale?
Pievani ricorda Lucrezio, di cui utilizza dei brani che pone a base di ogni capitolo, secondo il quale, la specie umana è sempre contro natura e che, per arginarla bisogna avere fiducia nel progresso, che conferisce all’uomo più potere, oppure credere nella scienza, grazie alla quale, potrebbe essere migliorata la condizione umana, senza, però, idolatrare né l’uno, né l’altra. Il risultato è la scoperta della nostra vulnerabilità, dinanzi a una Natura che trova tutte le forme inique per combattere l’uomo. Si tratta di una condizione assurda, sostiene Pievani, pensando che siamo preda di tutto e, in particolare, di agenti patogeni e che, più siamo globalizzati, più la peste infuria nelle sue forme molteplici, come quella del Covid 19, dato che, i virus, ci colgono sempre impreparati.
Possiamo salvare vite, accudirle, guarire, ma, per uscirne, osserva Pievani, la fatica non è dissimile da quella di Sisifo, la stessa che prospetta l’assurdità della nostra esistenza. Ma l’assurdo, come riteneva Camus, non va considerato come una conclusione, bensì come un punto di partenza, tanto che una possibile rivolta potrebbe nascere proprio dall’assurdo che trapela da una condizione umana ingiusta e incomprensibile.
Consiglierei Pievani di estrapolare i dialoghi tra Monod e Camus, dando loro la forma di un copione teatrale.

Telmo Pievani, “Finitudine. Un romanzo filosofico su fragilità e libertà” – Ed. Cortina 2020, pp. 280, € 16.