Opera di grande prestigio e diffusione. Anche la Spiritualità ha un suo glorioso spazio nell’ambito della Critica religiosa

(di Andrea Bisicchia) – In un’epoca in cui si cerca di dequalificare lo spirito a vantaggio di una esistenza costruita sui consumi e sul potere del denaro, dove tutto è stato esplorato, cosa è rimasto del Mistero, dell’Ignoto, dell’Oltre? C’è ancora qualcuno capace di espugnarli? La Letteratura riesce ancora a misurarsi con tali categorie? A chi spetta? A romanzieri che indagano la realtà della cronaca, oppure a romanzieri che esplorano la realtà dello spirito? Insomma, c’è ancora posto per una Letteratura Religiosa?
Quello che continuo a notare è l’uso che viene fatto, da parte di autori laici, se non atei, dei libri sacri che vengono citati senza, però, quella base teologica necessaria per interpretarli. Costoro inseguono il disagio economico, le disuguaglianze, non più risolvibili con il pensiero marxista, da tempo andato in pensione, quel pensiero che, per anni, dopo la seconda guerra mondiale, aveva imperversato nella narrativa di Vittorini, Pavese, Cassola, Fenoglio, Bassani, non certo di Calvino che ne intuì i limiti, riversando i suoi interessi verso un mondo visionario e profetico, cosa che faranno anche Pasolini, soprattutto nelle Opere Teatrali, e Testori sia nell’Opera narrativa che in quella teatrale.
Si tratta di una Letteratura in rivolta, capitanata da autori che non cercano la benedizione dei partiti di sinistra, benedizione accettata da tanti altri che scrivono romanzi senza alcuna originalità, perché incapaci di sublimare il corso della storia.
Eppure, tutti scrivono romanzi, tutti scrivono Monologhi, se ne producono talmente in abbondanza che, dopo una stagione, vanno diritti al macero.
Perché?
Perché mancano i grandi autori, capaci di entrare in contatto con i grandi temi, essendo questi diventati privi di qualsiasi tensione religiosa.
Il volume “Litterae et Religio. Incroci tra Letteratura Religione e Cristianesimo “, edito da Il Pozzo di Giacobbe, a cura di Diego Tosto, apre un ampio dibattito sulla letteratura del passato e su quella più recente che abbiano obbedito ai richiami della coscienza, piuttosto che a quelli di un facile realismo.
A Francesco Tosto dobbiamo una monumentale opera, in cinque volumi, nella quale veniva indagato il rapporto tra la Letteratura e il Sacro. Oggi ha scelto alcune indicazioni di lettura che hanno a che fare con la funzione gnoseologica della letteratura che rimanderebbero a un dialogo costruttivo tra letteratura, religione e teologia, dialogo, in verità, di cui si sono occupati, in passato, teologi come Rahmer, Balthasar, Moeller, Guardini e, nel presente, Jossua, Castelli, Spadaro, Naro, secondo i quali, la letteratura riesce ad interloquire con altre discipline quando osserva l’uomo e la sua vita, mettendo “la grammatica” a disposizione dell’Infinito, per poterne conoscere i Fondamenti ontologici.
In verità, non si tratta di una letteratura al servizio del cristianesimo, la vera letteratura non è al servizio di nessuno, perché la sua forza consiste nel vedere dove gli altri non vedono, magari nel mondo del mistero cristiano, senza per questo essere apologetica.
Per Francesco Tosto, a tale proposito, è importante il ruolo della critica che dovrebbe essere quello di riconoscere, nella Letteratura, una funzione coscienziale ed essere nel frattempo testimonianza della esperienza dello spirito. A mio avviso, chi cerca trame nella realtà della cronaca, non ha futuro, perché lo scrittore vero sente sempre il bisogno di confrontarsi con l’infinito, con l’Oltre, con una Letteratura che interroga se stessa. Qualcuno ha osservato che il cristianesimo non è accettato dal punto di vista sociale, cosa non vera, perché la Letteratura religiosa ha sempre avuto contatti con le dinamiche socio-economiche. Su questo argomento, Giorgio Petrocchi, citato da Tosto, sostiene che religiosità e irreligiosità si intrecciano fino a darsi battaglia.
L’Opera di cui ci stiamo occupando è divisa in quattro parti; “I FONDAMENTI” in cui si cerca il significato cristiano e cattolico dell’esperienza religiosa, il rapporto tra teologia e letteratura, RISCRITTURE BIBLICHE, dove si analizzano autori che hanno fatto ricorso alla Lezione della Bibbia, a quella dei Vangeli, alla Storia dell’Inquisizione, SPIGOLATURE,  dove troviamo autori che hanno indagato l’abisso umano, ed infine “ CRISTIANESIMO E INCROCI DISCIPLINARI, dove si parla della “Filosofia dei religiosi”, del mondo classico e dei sui miti, della poetica del mistero, del rapporto tra Bioetica e Letteratura.
Notevole la Rassegna bibliografica sulla Letteratura e la Declinazione del Sacro.

“LITTERAE ET RELIGIO. INCROCI TRA LETTERATURA RELIGIONE E CRISTIANESIMO” a cura di DIEGO TOSTO, autore anche della PREFAZIONE. POSTFAZIONI DI VITO IMPELLIZZERI E ANTONIO SAPUPPO, Edizione Il Pozzo di Giacobbe 2026, pp 470, € 43.