Prosa, Musical, Danza, Family, Comico: oltre quaranta appuntamenti al “Fabbri” di Forlì. Per la prima volta i Momix

IN UNA AFFOLLATISSIMA SALA DEL COMUNE DI FORLI’, ACCADEMIA PERDUTA HA PRESENTATO LA NUOVA STAGIONE DEL TEATRO DIEGO FABBRI.

(di Andrea Bisicchia) – Prima di addentrarmi nella Nuova Stagione del Teatro Diego Fabbri di Forlì, avvenuta in una affollatissima sala del Comune, alla presenza del Sindaco e Vicesindaco, vorrei fare una mia riflessione. Accademia Perduta è un Teatro di Produzione dal 2015 ed è in vetta, per punteggi, tra i vari Teatri di questo genere. Negli ultimi due anni, tra produzioni e coproduzioni ho contato ben 20 spettacoli, tutti con una loro circuitazione, alcune lunghissime, come nel caso di “Gli Innamorati” di Goldoni.
Quest’anno la scelta è caduta su uno degli autori più importanti del secondo Novecento, Slawomir Mrozek, posizionato, da Martin Esslin, nel suo volume “Il teatro dell’Assurdo”, tra Beckett, Ionesco, Pinter, Genet.
Mi sono chiesto se non sia venuto il momento, per Accademia Perduta, di un ulteriore salto di qualirà, passando da Teatro di Produzione a TRIC, ovvero a un teatro di Rilevante Intetresse Culturale. Del resto, la Bassa Romagna per numero di teatri e di spettatori, ne avrebbe assoluto bisogno. La mia non è soltanto una riflessione, ma anche un auspicio per un teatro che ha i conti a posto e nessun debito.
Veniamo alla Nuova Stagione del Diego Fabbri che, sempre sotto la Direzione Artistica di Claudio Casadio e Ruggero Sintoni, propone oltre 40 appuntamenti tra Prosa Classica e Contempranea, Musical, Danza, Family, Teatro Moderno e Teatro Comico. Dicevamo della Prima Nazionale di “Emigranti” di Mrozek, autore di culto, da noi frequentato negli anni Settanta-ottanta del secondo Novecento, di cui ricordiamo “Tango”, “Il gobbo”, “Il Ritratto”, il Mattatoio”, “In alto mare”.
Per quanto riguarda “Emigranti”, ricordo l’edizione, con la regia di José Quagliò, protagonisti Giulio Brogi e Gastone Moschin, mentre oggi lo vedremo nella versione di Leo Muscato, con Claudio Casadio e Valerio Santoro.
“Emigranti” si distacca da tanti testi sullo stesso argomento per il valore universale della composizione che non si limita, come fanno oggi in molti a raccontarci fatti di cronaca sull’argomento, senza alcuna poesia, mentre l’autore polacco ci racconta una storia di solitudine, di incomunicabilità, colpa della assurdità dell’esistenza. I due protagonisti, un intellettuale e un operaio, durante la notte di Capodanno, finiranno per discutere delle crudeltà della vita, di piccole confessioni familiari e intellettuali, il tutto con un linguaggio che alterna il comico col drammatico.
Un Testo è grande solo quando sa essere universale, Segue un altro autore contempraneo, Martin Mc Donagh che sa scrivere per il teatro e che con “La reginetta di Leane” ha riscosso grande successo in tutto il mondo.
Ho visto lo spettacolo, lo scorso anno, al Teatro Franco Parenti di Milano, anche produttore, con una regia veramente ispirata di Raphael Tobia Vogel, protaginisti Ivana Monti e Ambra Angiolini (nella foto sopra), che affrontano il tema della solitudine in un confronto serrato tra una madre e una figlia, in un gioco fatto di potere e di frustazione.
Le sorprese non finiscono perché c’è da segnalare un altro spettacolo importante “Orlando” della Woolf di cui avevo visto l’edizione di Bob Wilson con Isabelle Huppert e quella di De Rosa, con Anna Della Rosa, entrambe in forma monologante.
L’edizione dello Stabile delle Marche, con la regia di Giuseppe Dipasquale, si differenzia, sia per la presenza di una Compagnia di complesso, con Viola Graziosi, Arturo Cirillo, Davide Coco e altri, sia perché il regista ha concepito lo spettacolo come una sequenza di secoli, dal Cinquecento ad oggi, che diventa, anche, una storia delle varianti scenografiche.
Segnaliamo ancora una coproduzione di Accademia Perduta: “L’Inconveniente” di Juan Carlos Rubio, regia di Luca Manfredi, con Milena Vukotic e Giulia Fiume e, sempre nella Stagione di Prosa, ricordiamo “Il giuoco delle parti” di Pirandello, regia Giampaolo Romania, con Pippo Pattavina e una edizione di “Indovina chi viene a cena”, con Cesare Bocci e Vittoria Belvedere, vista la scorsa Stagione che mi ha molto convinto.
Per il TEATRO MODERNO, sono cinque gli spettacli che vanno seguiti, si tratta di “Animali Umani” di e con Roberto Mercatini, “Il Presidente” di Davide Carnevali, con Filippo Nigro, “Le Volpi” di Lucia Franchi e Luca Ricci, con Manuela Mandracchia, Giorgio Colangeli, “Alieni in Laguna” con Andrea Pennacchi, “Io, Charles” di Sonia Antinori, regia Alessio Pizzech con Marco Bocci e Pia Lanciotti.
Largo spazio al Teatro Comico, alla Danza e al Musical, molto attesi “Cantando sotto la pioggia” e “Virginia Raffaele”, con la regia di Federico Tiezzi, ai Momix, per la prima volta a Forlì.