Quando la poesia, come un’antica divinazione, può ripagarci di fatali angosce, e restituirci un passato di dolci malinconie

(di Paolo A. Paganini) Fantasmi, ossessioni ed epifanie poetiche di un’anima dolente. Nell’anno maledetto del Covid 19. La poesia è sempre un rifugio. Anche se gli enigmi dei messaggi, misteri del miracolo creativo, non sempre sono facili da decifrare. Specie se l’artista vibra, riflette, partecipa e soffre il proprio presente senza il filtro dell’astrazione o della trasfigurazione. Ma, per il lettore, l’ispirazione può risultare anticipatrice di stupori e di eventi sbalorditivi, sedimento genetico di antiche divinazioni, di oscuri riti ancestrali. Per dare un senso alle inutilità, alle banalità del quotidiano. Così, la consolatoria beatitudo di una lettura poetica, che quasi si oppone all’onda nera di un tragico male universale, può apparire come una strana concomitanza, una non ricercata coincidenza, quasi un avvertimento.
Carmelo Pistillo, con la sua ultima raccolta di versi, “Poesia da camera (Kammerpoesie)”, non è stato preveggente, ma, non essendo né inutile né banale, è sembrato esprimere un malessere che ci accomuna, scavando e valorizzando antichi sepolcri, eppure dolci malinconie, dimenticate ed ora riportate in vita e rivissute. Non suggerisce vie di fuga consolatorie. Ma riflettendo dentro di sé il mondo sfilacciato tragico e inevitabile che è fuori di sé, come lontana e minacciosa risonanza, offre un genuino piacere intellettuale come nobile panacea alle fatali angosce quotidiane.
Ma non c’è verso, in Pistillo, che abbia la futile leggerezza dell’inganno, della contraffazione, dell’artificio. La crudezza della parola gli evita di simulare inutili sicurezze, fasulle precarietà, o di erigere barriere dietro le quali nascondere il pudore di un intimo sentimento, o una verità dolorosa. Meglio tenere dentro di sé un presente al quale è inutile opporsi. Non c’è spazio, e non c’è più tempo, per inutili esibizioni di facili sentimentalismi, anche se non è sempre possibile evitare di confrontarsi con la realtà. E con la verità.
Il poeta non esita affrontarla.
Talvolta, è vero, rivela un pudico ermetismo, come un linguaggio in codice, dando l’impressione di voler sfuggire a una realistica, insopportabile visione del mondo. Come per nascondersi. O difendersi dall’incomprensione di un mondo distratto e dal cinismo d’una società che sembra aver smarrito la propria umanità.
In realtà, l’ala funesta di questo orribile anno non consente a nessuno di mostrare impunemente l’anima limpida e la fronte serena. Ciascuno, confidando solo in se stesso, tiene serrate le proprie fragilità, miserie e insicurezze.
La poesia di Pistillo non intende dichiarare nessun atto di fede, eppure è come se volesse essere vicina a quanti si aspettano un gesto di comprensione, di condivisione.
Questo suo prezioso volumetto di poesie – ecco il segreto d’una illuminata scrittura – rivela tracce di antiche passioni, ricordi sacri come rituali, indelebili icone di mondi scomparsi o di oscuri alfabeti, evanescenti come sogni, dai quali emergono il teatro – lui poeta, scrittore, drammaturgo – e soprattutto le muse ispiratrici, sconosciute attrici fascinose, capricciose e fedelmente amate.
E ciascuno sembra riconoscersi, per analogia o per empatia col proprio umano sentire.

… “fai ombra al mio dolore. / Infine a Camogli fingi / l’estate; a Parigi / mi baci… / e come / un fiume che scorre / lontano dal mare / te ne vai dalla scena / mentre dico ti amo”. (L’ultima diva).

E ancora: … “Si alza superba per ricordare coi gesti / la cattedrale con le guglie ricurve… / città scomparse fra le quinte… / lì non c’è nessuno / che non sia condannato a fuggire… / Né altro / le duole, dovendo amarmi / tra poco” (L’ipnotica)

Oppure, impietosa: … “È poesia da camera, la tua, / non va oltre il dorso sciupato dei libri / rubati in biblioteca…” (Torri! Torri!)

E infine, dopo pagine di struggente carnalità e di ferite forse ancora aperte, in Pistillo, come in molti di noi:

Appoggiato alla ringhiera / rivedo il cortile e la neve caduta sui pini / a Natale, quando / ancora non c’eri” (Dormitorio della stazione)

E poi il pudore della solitudine, di una silenziosa disperazione, di un male dell’anima, di un dolore che finalmente si svela, … “quando, dietro le quinte, / prima di farsi parola, / anche l’ultima stella / non sarà più stretta al cielo” (Quartetto sulla bellezza).

Carmelo Pistillo, “Poesia da camera (Kammerpoesie)” – Editore Stampa 2009 – I edizione giugno 2020 – pp. 120 – € 14.