“TI HO SPOSATO PER ALLEGRIA”, di NATALIA GINZBURG, visto al TEATRO DIEGO FABBRI di FORLI’, con Giampiero Ingrassia, Marianella Bargilli, Lucia Vasini, regia Emilio Russo.
(di Andrea Bisicchia) – Ne 1995, la Rivista Sipario, diretta da Valentino Bompiani, Capo redattore Franco Quadri, dedicò due numeri a un quesito: perché i narratori italiani non scrivono per il teatro? Le risposte furono alquanto divergenti, Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Enzo Siciliano, Goffredo Parise, Dacia Maraini e tanti altri, furono presi alla sprovvista. Natalia Ginzburg non nascose una certa avversione verso il teatro, se non, addirittura, una certa vergogna e ribrezzo. Poi arrivò Adriana Asti che la invitò a scrivere una commedia per lei e, poiché si trattava di una committenza importante, la Ginzburg, nel giro di pochi mesi, scrisse: “Ti ho sposato per Allegria”. Fu chiamato Luciano Salce, come regista, il quale ritirò il copione, quasi per cortesia, dicendo che era molto impegnato. Lo lesse velocemente, chiamò subito la Asti e confermò il suo interesse.
Miracolo del teatro! Ma anche miracolo per chi, a teatro, vuole anche divertirsi. Salce capì che la commedia non poneva troppi problemi, che si caratterizzava per una capacità di dialogo mai complessa, non avendo ambizioni intellettuali, ma fu, in particolar modo, attratto dalla parola “Allegria” che preferì trasformare in un concetto, senza però appesantirlo, perché, a suo avviso, Allegria era la vera protagonista.
Poiché mi sento testimone di tante avventure, di vittorie e sconfitte, di successi e insuccessi, ammetto di essere stato presente alla prima, al Carignano di Torino, con un pubblico che non finiva mai di applaudire Adriana Asti, Renzo Montagnani, l’autrice e Luciano Salce, che pensò subito di trarne un film con Monica Vitti e Giorgio Albertazzi.
Ricordo una ripresa della commedia, al Teatro Manzoni di Milano, con la regia di Binasco, protagonisti Maria Amelia Monti e Antonio Catania che rinnovarono il successo, anche se un critico importante come Franco Cordelli, sulle pagine del Corriere della Sera, si chiese quali fossero le ragioni di tanto successo che, però, individuò nella “semplicità “.
Come ben sappiamo, semplicità non sempre vuol dire banalità, essendo spesso il risultato di un lungo studio, magari molto complesso. La semplicità è ricerca dell’essenziale, tanto che può essere definita una virtù capace di contrapporsi all’artificio. Insomma, si può essere semplici e, nello stesso tempo, profondi.
Binasco fece coincidere la semplicità con l’allegria, sentita come una vera e propria protezione. Giuliana la utilizzava per proteggersi dai mali della vita, dalle sconfitte amorose, dalle illusioni, come quella di diventare una attrice. La sua è stata una vita fatta di lotte, una delle quali, stava per concludersi tragicamente, dopo aver patito un aborto, causato da uno scrittore, che era subito fuggito. L’incontro con l’avvocato Pietro faceva parte di questo suo bisogno di protezione, lei poteva donare, non amore, ma allegria, tanto che Pietro, innamoratosi di Allegria, la sposò subito, senza avvertire nemmeno la mamma che su di lui aveva altre ambizioni. La coppia, inventata dalla Ginzburg, non era insomma una vera coppia, non essendo costruita sui sentimenti, ma sul bisogno di trasformare, il finto amore, in divertimento.
Scrivendo per il teatro, Natalia Ginzburg scopre che si può scartare l’autobiografismo, utilizzato nei romanzi, per guardare il mondo degli altri.
La scelta di Emilio Russo di riportare in scena “Ti ho sposato per allegria”, con Giampiero Ingrassia, Marianella Bargilli, Lucia Vasini, ha una sua ragione sociologica, nel senso che sono passati 60 anni dalla prima e le coppie si sono aperte a tutto, senza andare in cerca dell’allegria.
Convinto di questo, Emilio Russo ha contrapposto all’allegria, la sincerità. La Giuliana della Bargilli è una ragazza sincera, pronta ad arrabbiarsi quando Guido non le dà retta e che ha deciso di non divertire il marito, bensì di contrariarlo e di mettersi contro, motivo per cui Giampiero Ingrassia sta sempre sulle sue, evitando di arrabbiarsi, ma anche di non accondiscendere troppo alle richieste della moglie.
Due cose differenziano questa messinscena dalle altre, la prima è l’invenzione dei manichini concepiti come proiezione dei personaggi incontrati da Giuliana, ovvero: Manolo, Elena, Topazia, Lamberto Genova, la signora Giacchetta, la seconda aver trasformato il pranzo con la suocera in una vera e propria farsa, utilizzando i tempi comici di una bravissima Lucia Vasini, con la partecipazione di Claudia Donadoni e Viola Lucio.
Anche il pubblico del Diego Fabbri non finiva di applaudire.
Lunga tournée.








