Quando, nel ’50, lo squattrinato Gadda cominciò a uscirne, grazie al lavoro radiofonico in RAI. E ai tre Re di Francia

(di Andrea Bisicchia) – Nel 1950, Carlo Emilio Gadda stava molto male economicamente. Come si direbbe oggi, viveva in una situazione di indigenza, ovvero senza un soldo in tasca. L’amico Giovan Battista Angioletti (1896-1961), giornalista e scrittore, vincitore di un Bagutta e di uno Strega, che aveva fatto gli studi di ingegneria, come Gadda e che, come lui, aveva optato per quelli letterari, fino a diventare responsabile dei servizi culturali del Terzo Programma radiofonico della Rai, gli procurò un incarico a tempo determinato, col compito di ideare e drammatizzare avvenimenti e personaggi storici in formato radiofonico. Gadda si mise a lavorare con molto impegno, grazie al quale, divenne nel 1952, redattore ordinario di due rubriche, “L’Osservatore delle Lettere e delle Arti” e l’“Osservatore dello Spettacolo”.
Proprio in quell’anno, Gadda concepì le cinque puntate dedicate ai “Luigi di Francia”, che Adelphi pubblica in una edizione, curata da Martina Bertoldi, a cui si deve una “Nota al testo” che testimonia competenza e buona conoscenza dell’Opera gaddiana.
Il Gran Lombardo iniziò il suo lavoro con Luigi XIII, figlio di Maria dei Medici, dalla nascita (1601) alla maturità, ai suoi rapporti con Richelieu e con le altre cariche pubbliche, raccontandoci la Parigi di quel tempo, con i suoi salotti e i suoi inganni, soffermandosi sulla guerra di Mantova e l’assedio di Casale, sugli anni che precedettero la sua morte, avvenuta nel 1642, dopo essersi riconciliato, poco prima, con Gesù.
Più complesso è il ritratto di Luigi XIV (1638), che ebbe una vita più lunga, più spericolata e più produttiva a livello politico, consigliato dal cardinale Mazzarino, dopo la sua reggenza. Gadda evidenzia i tumulti della Fronda, i rapporti con gli Ugonotti e con i Giansenisti, il problema delle annessioni, la costruzione di Versailles, la lega di Augusta e la guerra di successione spagnola, quindi la pace e la morte avvenuta nel 1671, lasciando molti debiti a Luigi XV, di cui Gadda ci racconta il carattere, gli amori, le tassazioni, i suoi rapporti con i filosofi dell’Enciclopedia, optando per un sovrano, in fondo, amato, benché debole nel governare e titubante nel decidere.
Un capitolo è dedicato al “Borghese gentiluomo” di Molière, scritto al tempo del Re Sole, che tutti i teatranti dovrebbero leggere, per l’analisi perturbante che ne fa Gadda e per il suo ritratto impietoso della borghesia del tempo che considerava “spregiata per la sua rozzezza”, perché intendeva elevarsi al rango dell’aristocrazia ormai squattrinata che, con sotterfugi, cercava di dilapidare la nuova classe sociale, col pretesto di accordarle il rispetto e l’introduzione nel mondo aristocratico, solamente grazie alla sua ricchezza.
Al di là delle storie che racconta, a volte poco note, il volume va letto per l’uso che Gadda riesce a fare del linguaggio narrativo, col ricorso a invenzioni linguistiche e a quella ironia che non lo abbandonerà mai, la stessa che troveremo nei suoi capolavori.
Il materiale storico dei tre Luigi è molto ricco e complesso, grazie al lavoro di Martina Bertoldi veniamo a sapere quali siano stati le fonti memorialistiche, cronachistiche e storiche, con particolare riferimento all’“Histoire de France” di Michelet e all’Antologia di uomini illustri di Jean-Baptiste Ebeling, illuminandoci, in tal modo, sulla nascita dei testi gaddiani che sappiamo ebbero una prima pubblicazione, nel 1964, presso l’editore Garzanti che già, nel 1955, grazie all’assegno mensile corrisposto, permise a Gadda di abbandonare la Rai e di lavorare come scrittore a tempo pieno.
Gadda dopo le dimissioni, collaborò ancora con la Rai, visto che, nel 1958, ne trasmise una “Conversazione a tre voci”: “Il guerriero, l’Amazzone, lo Spirito della poesia nel verso immortale del Foscolo”, di cui si ricorda una edizione teatrale, vista al Filodrammatici di Milano (1967) con la Compagnia del Porcospino, di cui facevano parte Bonacelli, Montagna, Barilli, con la regia di Sandro Rossi, un testo violentemente satirico nei confronti della retorica neoclassica che da Foscolo arriverà al Carducci e a D’Annunzio.
Gadda era diventato un autore conteso tra i grandi editori, Einaudi si offrì di essere l’editore definitivo, generando una contesa con Garzanti che, furibondo per certi accordi con l’editore rivale, finì per esigere dei risarcimenti dallo scrittore, per quanto aveva donato.
Il volume è arricchito da 37 tavole in bianco e nero, che Gadda molto probabilmente conosceva de visu, come si può intuire da certe sue frasi, ovvero dalle descrizioni verbali che dava all’opera visiva.

“I Luigi di Francia” di Carlo Emilio Gadda, a cura di Martina Bertoldi, Adelphi 2021, pp. 300, € 15.
www.adelphi.it