Quattro Oscar alla pari. Delusione per il grande sconfitto Clint Eastwood”. E incoronazione di due film strappalacrime

julianne-moore-con didaHOLLYWOOD, lunedì 23 febbraio  ♦  
(di Marisa Marzelli) I bookmakers avevano visto giusto. Non così la rete, che dà risultati anarchici e inaffidabilmente “di pancia”. Ma nemmeno le cifre degli incassi (alle quali l’industria hollywoodiana è sempre molto sensibile) hanno influenzato significativamente gli Oscar. Bene. Come ormai tutti sanno (a parte pubblichiamo tutti i premi ufficiali della Notte degli Oscar), Birdman del messicano Alejandro Gonzalez Inarritu ha vinto quattro premi (tra cui i due principali – miglior film e miglior regia – oltre a sceneggiatura originale e fotografia). Quantitativamente a pari merito Grand Budapest Hotel  di Wes Anderson (scenografia, colonna sonora, trucco, costumi dell’italiana Milena Canonero, che porta a quattro il suo bottino di Oscar), ma in questo caso si tratta essenzialmente di premi tecnici, per comparti del film che contribuiscono alla resa però spesso sfuggono all’attenzione cosciente degli spettatori. Perciò i due grandi sconfitti risultano American Sniper di Clint Eastwood (campione d’incassi al box office con, al momento, 320 milioni di dollari, contro i 38 di Birdman e i 25 di Boyhood) e Boyhood di Richard Linklater, di cui si erano innamorati quelli che tifano per il cinema con meno soldi e spettacolarità. A entrambi è andato un solo Oscar: miglior sonoro, proprio un premio di consolazione, per American Sniper; migliore attrice non protagonista a Patricia Arquette per Boyhood.
eddie ultimo con didaGli attori protagonisti incoronati sono invece (ampiamente annunciati) il giovane inglese Eddie Redmayne nel ruolo dello scienziato Stephen Hawking (La teoria del tutto) e Julianne Moore in quello di una malata di Alzheimer precoce (Still Alice). Due performance molto emozionali. A conferma che i votanti degli Oscar sono sempre sensibili alle interpretazioni, seppure di classe, che puntano a commuovere il pubblico. Quando gli attori studiano da Oscar proponendo personaggi sfigati, malati, reietti, bizzarri, spesso fanno centro.
La vera sorpresa è invece Whiplash, uscito in sordina è che sta piacendo molto. Ha ottenuto il premio per il non protagonista (J.K. Simmons, un caratterista di lungo corso che qui lascia il segno), miglior montaggio e montaggio sonoro. Riconoscimenti meritati per una pellicola con una carica di strepitosa energia (persino disturbante) su un tema insolito: il match senza esclusione di cattiverie tra uno studente di batteria in una prestigiosa scuola di musica e il suo implacabile, a volte sadico, insegnante. È un film che travalica l’ambito musicale per parlare di competitività, volontà di raggiungere il successo ossessivamente, con una tenacia (sudore e sangue, letteralmente) sinora appannaggio solo di pellicole d’ambito sportivo.
Condivisibile l’Oscar di miglior film straniero al severo polacco Ida. Una scelta estetica e non politica. La stessa fatta dall’Academy preferendo Birdman ad American Sniper, che ha infiammato le folle con il suo (peraltro ambiguo) messaggio patriottico.
Resta il quesito di ogni anno: Birdman è il film miglior tra i candidati? È una domanda senza possibile risposta. Si sa che (come nei premi letterari) contano molto le strategie promozionali, la composizione della rosa di candidati, certi trend del momento, il caso…. Birdman però si può considerare un film completo, virtuosistico a livello estetico (appare come un ininterrotto pianosequenza, anche se ottenuto con accorgimenti tecnici) e meta-cinematografico/teatrale a livello di contenuti. Una commedia amara, sorta di versione ricca e glamour della serie tv italiana Boris. Dove Hollywood e Broadway parlano di sé, delle loro virtù e miserie, della fama, delle chiacchiere dei social media e dei critici malevoli, di una star di film di supereroi (ormai dimenticato, e lo interpreta Michael Keaton, che davvero è stato Batman e poi nessuno l’ha più chiamato per interpretazioni importanti) intenzionato a riciclarsi in palcoscenico, per dimostrare che non era solo famoso ma è anche bravo. E non dimentichiamo che il regista Inarritu è messicano, perciò c’è pure un risvolto di realismo magico.
Il giorno prima degli Oscar, gli Independent Spirit Awards (i premi del cosiddetto cinema indipendente, cioè quello considerato meno “industriale”, ma i candidati erano più o meno gli stessi degli Oscar) avevano anticipato il copione con una scelta salomonica tra i due maggiori contendenti. Premiando Birdman come miglior film, Michael Keaton attore protagonista e fotografia, e Boyhood come miglior regia e per l’interpretazione di Patricia Arquette. Ma avevano anche rimediato ad una lacuna delle candidature del premio maggiore, “dimenticatosi” di inserire nelle nomination (salvo per la categoria migliore sceneggiatura originale) un gioiellino invece da incoraggiare come Nightcrawler (Lo sciacallo). Gli Independent Awards l’hanno risarcito col premio per la sceneggiatura e migliore film d’esordio al regista Dan Gilroy.