Sacro, arti, poesia e teatro, come metodo di indagine per un tragitto verso l’eternità. Tra Pirandello, Testori e i Vangeli

(di Andrea Bisicchia) – In tutte le storie letterarie, il divino ne è stato spesso protagonista, in forme diverse, fino a guidare le trame e le azioni di un racconto o di un dramma. Non cè stata, per esempio, tragedia greca che non abbia fatto riferimento al divino, col ricorso al materiale mitologico. Quando il mito classico fu soppiantato dal mito cristiano, il divino assunse forme diverse che ebbero a che fare con i Libri rivelati, ben diversi dai poemi e dalle teogonie del mondo classico, e con la storia di Cristo.
Poi arrivarono il Positivismo, il Relativismo, il Nichilismo e la “morte di Dio”, ma, per correttezza, bisogna dire che fu abbandonata un’idea di Metafisica, di ontologia dell’Essere parziale, per vivere un nuovo rapporto tra l’Ente e l’Essere, nel senso che spettava a quest’ultimo porsi delle domande e, magari, darsi delle risposte, come dire che il divino andò problematizzandosi, nel senso che entrò in contatto con la società, alla ricerca di un dialogo alla pari.
Francesco Diego Tosto da decenni lavora sul rapporto tra la letteratura e il sacro, a lui dobbiamo ben cinque volumi dedicati a questo argomento che, per la struttura e per la partecipazione di illustri studiosi, meriterebbero di essere ristampati per I Meridiani Mondadori. Il suo ultimo lavoro è “Letteratura in dialogo”, edito da Bastogi, con la presentazione di Rosalba Galvagno e con la prefazione di Concetto Martello, entrambi docenti dell’Università di Catania. Il volume è dedicato a un illustre studioso, Giorgio Bàrberi Squarotti, scomparso nel 2017 che ha seguito, con attenzione, l’attività di Diego Tosto, il quale, continuando nel suo particolare interesse per la letteratura comparata e la multidisciplinarietà, ci offre un affascinante panorama , soprattutto dedicato ad autori siciliani, nel quale dapprima teorizza la sua idea di letteratura in dialogo, per applicarla, successivamente, ad autori, non solo siciliani, come Verga, Pirandello, Rosso di San Secondo, De Roberto, Sciascia, Bufalino, Tommasi di Lampedusa, ma anche toscani, come Mario Luzi o lombardi come Giovanni Testori.
Di tutti analizza le opere che abbiano a che fare col divino, col sacro, con la spiritualità. Di Pirandello, esamina le Novelle celebri che abbiano affrontato un simile argomento, ma anche alcune opere teatrali, in rapporto a quelle di Eduardo, cercando dei parallelismi tra commedie come “La grande magia” e “Enrico IV” o tra “Il berretto a sonagli” e “Ditegli sempre di sì”, tutte attraversate dal tema della follia. Per fare un altro esempio, il tema della morte viene trattato sia da Verga che da Pirandello, non come un itinerario verso il nulla, ma come un tragitto inquieto che può portare verso l’eterno, un tragitto che per Tosto diventa metodo d’indagine rivolto alle cose eterne, grazie alla relazione che persiste anche in autori atei, tra i Libri Sacri, in particolare la Bibbia e le loro espressioni artistiche.
Ciò che a Diego Tosto interessa svelare è la funzione epifanica della letteratura, della poesia, del teatro, oltre che le capacità di relazione che esistono tra le varie arti, inserendovi la funzione determinante, non solo della filosofia, ma anche della teologia, sulla scia di von Balthasar, di Ballarini, di Sequeri etc.
Il volume è diviso in sei capitoli dove vengono trattati argomenti come “Dialogo tra letteratura, religione e filosofia”, tra “Letteratura e Bibbia”, tra “Letteratura e cinema”, tra “Letteratura e teatro “, tra “Letteratura e disabilità”, tra “Arte, religione e letteratura nei documenti ecclesiastici”.
Per Diego Tosto non è determinante rintracciare elementi espliciti, nelle opere degli autori trattati, che facessero riferimento a motivi religiosi, bastano gli stati d’animo sofferenti, le coscienze turbate, le inquietudini angosciose per mettere l’uomo dinanzi al problema dell’esistenza di un Essere misterioso che possa non tanto risolverli, quanto dialogare e liberarlo da ogni forma di frustrazione. In questo senso, sarebbe sufficiente recuperare, secondo Tosto, lo “spazio semantico” della religione, della sua capacità di mettere in contatto il finito con l’infinito, l’immanente col trascendente. Per dimostrarlo, egli va alla ricerca di opere poco frequentate dagli studiosi, come le produzioni poetiche di Pirandello, Sciascia, Bufalino, o quelle dei racconti di De Roberto, attardandosi sul rapporto esistente tra la Bibbia e alcune di esse, dove ravvisa non tanto la conoscenza dei testi sacri, quanto la prospettiva cristiana che le attraversa. Anche per Sciascia il rapporto con le Sacre Scritture non avviene in maniera diretta, ma attraverso allusioni, regole di vita o “paradigmi esistenziali”.
Insomma, per Tosto i riferimenti scritturistici sono spesso evidenti nella narrativa siciliana contemporanea, anzi in alcuni autori il rapporto con l’Assoluto appare necessario, vedi la tentazione del divino in “Rubé”  di G. A. Borgese, vedi la figura del Christus patiens nel dramma “Lazzaro” di Pirandello, ispirato direttamente ai Vangeli, vedi il primato dei valori spirituali e biblici nel romanzo di Rosso di San Secondo “Incontri di uomini e angeli”, o ancora la religione popolare, presente nel racconto di Andrea Camilleri “Il campo del vasaio”.
Dicevamo che i riferimenti fatti da Tosto non riguardano solo la letteratura siciliana, avendo esteso le sue indagini su alcune opere di Luzi, Montale, Merini, Testori, di cui ricorda i drammatici riferimenti ai Vangeli, in particolare di Giovanni e alle Lettere di San Paolo, il più presente nelle opere degli autori citati.
Il volume, corredato da una vasta bibliografia, è ricco di indicazioni che potrebbero essere suscettibili di ulteriori studi, vista l’ampiezza degli argomenti.

Francesco Diego Tosto, “Letteratura in dialogo” – Bastogi Libri 2019 – pp. 236 – € 20