La nuova stagione del Teatro Masini di Faenza sarà itinerante per lavori di ristrutturazione, mentre, al Diego Fabbri di Forlì, sono iniziate le prove di “Emigranti” di Mrozek, con Claudio Casadio, Valerio Santoro, regia Leo Muscato
(di Andrea Bisicchia) – Mentre Ruggero Sintoni di Accademia Perduta ha già presentato le Stagioni del Teatro Diego Fabbri di Forlì e del Goldoni di Bagnacavallo, Claudio Casadio, proprio al Teatro Diego Fabbri. è impegnato nelle prove di “EMIGRANTI”, insieme a Valerio Santoro (v. foto), regia Leo Muscato, un classico di Mrozek, l’autore polacco inserito da Martin Essilin tra gli autori del Teatro dell’Assurdo, insieme a Beckett, Ionesco, Pinter, tale classificazione fu dovuta all’uso che Mrozek seppe fare del grottesco, dell’ironia, della farsa surreale, oltre che all’uso allegorico del linguaggio.
Prima di parlare della Nuova stagione itinerante del Masini, vorrei utilizzare lo spazio di qùesto giornale per dialogare col pubblico intelligente che esaurisce le sale teatrali programmate da Accademia Perduta, dove andrà a vedere “Emigranti”, prima della sua lunga tournée nei vari teatri italiani.
Potrebbe sembrare una cosa insolita, ma la scelta del testo lo richiede, sia per il coraggio che per la realizzazione, con una scena imponente che solo un teatro Stabile si può permettere.
Per prima cosa vorrei dire al pubblico che, avendo io vissuto la stagione 1970/80, durante la quale Mrozek è stato talmente rappresentato sui palcoscenici italiani, da indurre editori come Lerici ed Einaudi a pubblicare tutto il suo teatro, mi posso permettere di dare alcune indicazioni di lettura e stabilire che esista un teatro che tende a raccontare, e un teatro che tende a trasformare la cronaca in spettacoli, spesso mediocri.
Vedere “Emigranti” vuol dire come un argomento, di una attualità tale da condizionare i risultati politici di diverse nazioni, possa essere trattato con i mezzi della poesia e non con quelli di una cronaca fintamente pietosa.
In scena vedremo due tipologie di emigrante, quella di un intellettuale anarcoide e quella di un operaio, entrambi hanno abbandonato il loro paese, il primo per difendere le proprie idee, il secondo per lavorare e mandare i soldi alla propria famiglia. Nessun fatto di cronaca, nessuna contrapposizione tra chi strumentalizza l’emigrazione per motivi politici, semplicemente un testo che potrebbe essere preso come modello per chi volesse affrontare un simile argomento.
Mrorzek, in Polonia, è considerato una celebrità insieme a Kantor e Grotowki, è autore di una serie infinita di testi, con “Emigranti” ha creato due protagonisti che parlano di tutto, dei loro letti scomodi, del vecchio lavandino, delle sedie traballanti, ma parlano anche di libri, di giornali, solo che, durante i loro dialoghi, veniamo a conoscenza delle loro aspirazioni, dei loro desideri, delle loro umiliazioni, dei loro ideali. Il linguaggio dell’intellettuale è più forbito, argomenta i processi sociali, economici, i movimenti culturali di una civiltà in continua trasformazione, mentre il linguaggio dell’operaio è più pragmatico, discute di soldi da mettere da parte, di bassi salari, degli straordinari che è costretto a fare per mantenere la famiglia. Lui parla di meno, conosce le incongruenze della vita, le disuguaglianze, ma tira dritto, essendo interessato a fare quattrini e mandare soldi a casa. Per lui esiste una sola libertà, quella della domenica quando non va a lavorare. Per l’intellettuale, l’operaio è il perfetto schiavo ideale.
Come si può intuire, il testo è pieno di riflessioni sulle difficoltà della vita, sulla schiavitù del lavoro, solo che tutto questo è rappresentato senza falsi pietismi, senza cronachismi, ma con l’arte di saper rappresentare l’universale.
Passiamo alla programmazione del teatro Masini, un capolavoro del nostro neoclassicismo, che fino alla primavera del ‘27, dovrà essere chiuso per lavori senza, però, subire la cancellazione della programmazione e senza rinunziare alla qualità degli spettacoli che verranno rappresentati in sei luoghi cittadini.
Si Potranno vedere: “PAOLO CEVOLI SHOW”, il comico molto amato dai faentini, “GIM GAME” un classico del Novecento, con Pamela Villoresi e Giuseppe Pambieri, “LA TIGRE”, con Alessandro Benvenuti e Marina Massironii, “Il COTTO E IL CRUDO” con Emilio Solfrizzi e Antonio Stornaiolo, “LE FUGGITIVE” con Paola Quattrini e Gaia De Laurentis, “L’UOMO, LA BESTIA E LA VIRTÙ”, diretto da Paolo Valerio, con Vanessa Gravina, Maz Malatesta, Nicola Ragonese.
Non mancherà “Teatri d’Inverno” con la sua programmazione riferita al Teatro Contemporaneo, mi permetto di segnalare un gioiello, “L’OMBRA PERDUTA DI PETER SCHLEMIHI”, con Marco Baliani, ma vorrei anche segnalare un capolavoro del Novecento che aprirà la Stagione del Teatro Goldoni: “LE ULTIME LUNE”, di Furio Bordon, con Alessandro Haber, di cui avevo visto le versioni di Marcello Mastroianni e Gianrico Tedeschi.








