Storia di un uomo dalla vita normale, salvo un “piccolo” particolare: è nato privo del cuore. E non conosce emozioni

(di Andrea Bisicchia) – Quando, nel 2002, vedemmo in parecchi la novità di Letizia Russo, “Tomba di cani”, Premio Tondelli 2001, fummo colpiti non solo dal tema trattato, ovvero il conflitto tra una madre cieca e un figlio che aveva messo incinta la moglie di un combattente, che morirà per aborto, ma anche per la qualità della scrittura e per la messinscena di Cristina Pezzoli che guidò protagonisti come Isa Danieli, Sara Bertelà, Peppino Mazzotta ed altri. Lo spettacolo, prodotto dall’Associazione Teatrale Pistoiese che, per l’occasione pubblicò il testo con un’ampia iconografia, debuttò a Milano, al Teatro dell’Elfo, nel programma del Festival “OLTRE ‘90”.
Il successo fu tale che, gli fu assegnato il Premio Ubu, come novità italiana, mentre qualche anno dopo Franco Quadri pubblicò cinque suoi testi che fece precedere da una introduzione su L’enfant prodige.
Con piacere, pertanto, ho assistito allo spettacolo “Se ci sei batti un colpo” che la Russo aveva scritto nel 2014, per Fabio Mascagni (nella foto), l’autore pratese che lo ha tenuto in repertorio per anni e che Accademia Perduta/Romagna Teatri ha proposto per “Teatri d’inverno. Sguardi sulla drammaturgia contemporanea”, una rassegna che gli fa onore, non solo per le scelte, ma anche per la dedizione nei confronti di giovani autori e attori, oltre che per poter dare l’opportunità ai critici di conoscere cosa accade di nuovo sulle nostre scene. Lo spettacolo era stato ospitato nel marzo del 2023, al Teatro Litta di Milano, dove concludeva una prima parte della tournée, ora lo abbiamo visto al Teatro Goldoni di Bagnacavallo.

“Se ci sei, batti un colpo” è costruito su una idea che sarebbe piaciuta molto a Ionesco, tanto è assurda, trattandosi della vita di un uomo, di nome Franco, che è nato privo del cuore. In assenza di questo organo fondamentale per vivere, il protagonista, pur riuscendo a condurre una vita normale, non sa cosa voglia dire essere coinvolto in qualcuno o in qualcosa, emotivamente. Franco, pertanto, è condannato a non provare emozioni, a vivere un’esistenza senza senso, tanto che avverte il bisogno di confrontarsi con chi vive o ha vissuto provando delle vere emozioni, per chiedere loro delle spiegazioni.

 Il monologo si apre, così, a una serie di personaggi che dovranno dare il loro parere, mettendo l’attore nelle condizioni di assumere ruoli diversi, da Cristo al musulmano, dal buddista all’induista, al negoziante e a tanti altri, ciascuno dei quali, dirà una propria versione, senza però riuscire a persuaderlo.
Per Letizia Russo, quel testo fu l’occasione per costruire sul palcoscenico una serie di personaggi diseguali per meglio conoscere quale fosse il fine ultimo dell’esistenza, specie se vissuta da un personaggio senza cuore, come, in fondo ce ne sono tanti tra quelli che un cuore ce l’hanno. Non per nulla, quando si vuole accusare qualcuno di insensibilità, di aridità (vedi “Un cuore arido” di Arpino), o di assenza totale nei confronti degli altri, gli si dice: “sei senza cuore”. Cosa rimane, allora, a chi non ce l’ha del tutto? Sicuramente una vita priva di affetti, di coinvolgimenti, che la si può abbandonare senza provare nulla, come accade a Franco, che morirà, per assurdo, a causa di una scossa elettrica procurata dalla paletta per uccidere una zanzara.
Lo spettacolo si basa sulla bravura di Fabio Mascagni e sull’attenta e ironica regia di Laura CurinoAlla fine, moltissimi applausi.

“SE CI SEI BATTI UN COLPO” di Letizia Russo, con Fabio Mascagni, regia di Laura Curino, visto al Teatro Goldoni di Bagnacavallo. (Il 4 maggio sarà anche al Teatro Magma di Firenze).