Straordinario carisma di Gabriella Zanuso. Per 30 anni amò e difese la stenografia. Prima che lo Stato la sopprimesse

(di Paolo A. Paganini) – Un insegnante non è solo “quello che fa”, ma è anche “quello che è”.
Quello che fa dipende dalla propria professionalità (= cultura, bagaglio di tecniche e conoscenze acquisite). Quello che è dipende dalla propria personalità (= carisma, bagaglio di umane esperienze sociali, morali, comportamentali, intellettuali).
Un insegnante dovrebbe possederle entrambe. Ma non si può aver tutto dalla vita.
Gabriella Zanuso Galuppo aveva tutto. Soprattutto una inesausta passione per la sua materia, la Stenografia, nella sua ultima fase di gloriosi successi, quando, lungo la bisettrice Milano Verona Vicenza Padova Venezia e Trieste, rappresentava l’ossatura di una didattica che trovava alimento vitale nelle Società Stenografiche, specie di origine gabelsbergeriana, vanto di una cultura centenaria, legata ai nomi di Francesco Saverio Gabelsberger (Monaco di Baviera 1789 – 1849), che, nel 1834, pubblicò la sua originale e geniale opera principale, “Avviamento alla Stenografia Tedesca o arte di fissare il discorso”, e Carlo Enrico Noe (Iglau – Moravia – 1835 – Vienna 1914), filologo, professore di lingua italiana, professore al Ginnasio superiore di Trieste e adattatore del Sistema Gabelsberger alla lingua italiana: nel 1865 pubblicò il “Manuale di Stenografia Italiana secondo il Sistema di F.S. Gabelsberger” (25 edizioni fino al 1960).
Sistema superbo, geniale, di superiore eccellenza professionale, il “Gabelsberger-Noe” possedeva, oltre ai principi grafici e fonetici, comuni agli altri sistemi italiani, geometrici o misti (geometrici con andamento corsivo), anche il principio etimologico, che consentiva una strutturale scomposizione della parola a seconda dei suoi elementi costitutivi (prefissi, radice, tema, suffissi), con il successivo utilizzo di diverse applicazioni abbreviative, a seconda dell’importanza semantica o della posizione dell’accento tonico.
Si trattava d’un Sistema complesso, altamente professionale (ma facilitato da una miriade di grammatiche elementari ad uso scolastico). Soprattutto, aveva, per i suoi appassionati utilizzatori, una marcia in più, con quel suo prezioso ausilio del principio etimo/logico, che consentiva, a tanti preparati insegnanti del Sistema Gabelsberger-Noe, di sfruttare, sul piano didattico-dottrinale, impensabili strumenti formativi.
La stenografia, come umile ancella della psicologia, come servizievole materia tecnica e formativa, poteva essere chiamata a collaborare, grazie ai caratteri intrinseci al Sistema e ai possibili processi di sintesi e di economia linguistica. Poteva, cioè, costringere e abituare all’ordine mentale, alla semplicità espressiva, alla chiarezza logico-intuitiva. Tutti strumenti preziosi in mano a illuminati insegnanti, per fornire agli allievi nuove e originali possibilità intellettuali, affinando l’uso ordinato e logico/razionale del pensiero.
Un bene prezioso, che, in un certo senso, grazie appunto, come in un gioco, a un costante e sistematico condizionamento mentale, consentiva di padroneggiare il pensiero: antidoto alle turlupinature della pubblicità, dei fanatismi ideologici, dei falsi profeti.
“Pensa con la tua testa!”, sembrava volesse dire. Appello pericoloso e sovversivo contro i turibolatori statali del pensiero acritico e di basso livello, facilmente manipolabile e asservito ad altri linguaggi cibernetici.
E la Stenografia fu condannata a morte. E, verso la fine degli anni Ottanta, fu soppressa dal pubblico insegnamento. Amen.
Ma prima di questa tragica e immeritata fine, dopo una storia millenaria, che risale a Marco Tullio Tirone, liberto e scriba di Cicerone, e ancor prima, e dopo il suo ultimo secolo di gloriosa sopravvivenza, con il Gabelsberger-Noe e gli altri sistemi di Stato (Meschini, Cima, Stenital Mosciaro), molti autorevoli docenti, appassionati, preparati, capaci di amore e sacrificio, lasciarono in generazioni di studenti il segno indelebile di una vita intellettuale e morale esemplare.
Come Gabriella Zanuso Galuppo (Noventa Vicentina 1940-2021) – foto a lato , insegnante di Stenografia dal 1961 (ed anche di Dattilografia) fino alla pensione (1994), con un bagaglio umano e professionale di 32 anni di servizio presso Istituti Tecnici per Ragionieri e Istituti Professionali del Vicentino.
Dedicata all’Insegnante e pubblicista Gabriella Zanuso Galuppo è recentemente uscita un’elegante e ricca biografia, “Fior da fiore”, scritta e curata dal marito Gianni Cesare Galuppo, pubblicata dall’Associazione culturale “Gianni Galuppo e Gabriella Zanuso” (2021), stampata da Tipolitografia Arte e Stampa s.n.c. – Urbana (PD).
E qui dobbiamo riprendere il discorso con il quale abbiamo iniziato:
Un insegnante non è solo “quello che fa”, ma è anche “quello che è”…
Il libro (pagg. 198), ricco di testi originali di Gabriella Zanuso Galuppo (apparsi su “Civiltà della scrittura” dal 2001 al 2007 e su “Magazine” dal 2006 al 2020), oltre a una serie di riflessioni storiche e di vari argomenti socio-letterari, ricordi, e interventi testimoniali di personalità della scuola e della cultura, fornisce un affresco della passione per lo studio e per l’attività didattica della Zanuso, specie per quanto si riferisce alle sue straordinarie qualità umane di “essere”.
Il libro, tra l’altro, gronda teneramente di poesia e di umanità. Leggiamo, per esempio, al di là dei suoi interventi di scienza stenografica, il capitolo dedicato al “Cimitero monumentale di Noventa”, dove ricorda, con toccante tenerezza, amici e giovani allievi prematuramente scomparsi.
Ma è soprattutto nei capitoli dedicati alla scuola che emergono il profumo e l’empatia suscitati da questa straordinaria insegnante.
Come il seguente intervento, scritto, già nelle prime righe della Prefazione, dal Prof. Carlo Alberto Formaggio, Dirigente dell’ufficio scolastico territoriale di Vicenza:

Non era facile girando per i corridoi della scuola trovare un’aula così silenziosa come in quella dove stava facendo lezione la professoressa Gabriella Zanuso. Non ho mai capito se era per l’attenzione che i ragazzi prestavano alla Stenografia, la materia che insegnava con gande passione e competenza, o per il carisma che la docente esercitava nei suoi allieviUn esempio di stile come docente e come donna: sempre in ordine, elegante, puntuale, rigorosa e giusta nei confronti dei colleghi e degli studenti…”

In realtà, per la Zanuso, le lezioni di stenografia non erano soltanto un preciso esercizio di velocistiche tecniche abbreviative da mandare a memoria, dal cervello alla mano scrivente. Da attenta ricercatrice e studiosa di problemi didattici, stenografici e linguistici, aveva capito la straordinaria rivoluzione che stava coinvolgendo la Stenografia, non soltanto da un punto di vista grafico-abbreviativo.
Più tardi scriverà:
“… Oggi si è evoluta la cultura umanistica e la stenografia è diventata qualcosa d’importante, una ricerca di studio, un libero approfondimento culturale… In un certo senso, noi insegnanti siamo stati depositari di una ricca cultura, da pochi conosciuta, perché impervia; e siamo stati i continuatori di una conoscenza che ha innalzato l’intelligenza, vivificato la cultura, arricchito la personalità…” (da “Civiltà della scrittura” n.2, aprile-giugno 2006).
E in queste poche righe, estrapolate da altri suoi imperdibili interventi, c’è già tutto.

Il Dott. Gianni Galuppo, che ringraziamo, ha messo a disposizione dei Lettori, a titolo gratuito, n. 50 copie del libro “Fior da fiore”, che andrà richiesto al seguente indirizzo mail:
giannigabriella2021@libero.it
La spedizione del volume sarà a mezzo posta, con spese a carico del mittente.