(di Luca Pavanel) – Minuti interminabili di applausi (per la verità copiosi e a volte eccessivi durante lo spettacolo, ma ormai si fa così…), ovazioni per lei, la regina della serata, Nadine Sierra (che dire, una fuoriclasse con una voce di serie A e una tecnica siderale, del resto in alcuni momenti, e non pochi, “La traviata” la richiede, eccome); dulcis in fundo un convinto “bravo” per il direttore d’orchestra, Michele Gamba (applauditissimo anche dal ben visibile sovrintendente scaligero Fortunato Ortombina, “alloggiato” di fianco al palcoscenico). Insomma, scommettere sul sicuro, sull’ultra-conosciuto paga, e perché non farlo? Poi, se “quel sicuro” è una delle opere più eseguite, in loco, più collaudate, il bilancio non può che essere positivo.
E così è stato sabato sera (19 settembre) al Teatro alla Scala, così per “La traviata” di Giuseppe Verdi, tre ore di spettacolo circa con le pause, tornata in scena al Piermarini (per dodici rappresentazioni).
La produzione è lo storico allestimento della regista Liliana Cavani del 1990 – che qualche giorno fa era in conferenza stampa – con scene di Dante Ferretti e costumi di Gabriella Pescucci, ripreso nel tempo dopo il periodo di assenza interrotto dal maestro Riccardo Muti.
Nel corso delle ultime stagioni questa versione è andata in scena nel 2017 con Nello Santi e nel 2019 con Myung-Whun Chung, oltre alla parentesi del 2013 diretta da Daniele Gatti con la regia di Dmitri Tcherniakov.
In alcuni casi le critiche non sono mancate. Date a confronto: aprile 1990 e settembre 2026, sono passati decenni dal giorno del debutto della versione mutiana che si è vista l’altra sera. L’evento, allora, portava con sé una tensione notevole: l’opera verdiana mancava dal palco scaligero dal 1964 (l’edizione diretta da Herbert von Karajan con Mirella Freni). Il Piermarini soffriva del cosiddetto “fantasma di Maria Callas”, la cui mitica interpretazione del 1955 diretta da Carlo Maria Giulini con la regia di Luchino Visconti aveva reso la rappresentazione un terreno minato per qualsiasi soprano.
Ma Muti scommise, sui nuovi talenti: invece di affidarsi a una star magari intimorita dal confronto con il passato, il direttore scelse un cast di giovani quasi sconosciuti, tra i quali Tiziana Fabbricini, nel ruolo di Violetta, rivelazione della serata, una nuova stella. Ma torniamo ai giorni nostri, ai talenti rivisti sabato sera, un sabato sera che in pratica di scommesse ne ha viste poche o niente, ha riproposto un “super-classico”, visto che questa opera compie le cento rappresentazioni nel tempio della lirica meneghina; ci si aspettava un risultato certo, sicuro e di qualità, anche per un pubblico composto da tantissimi appassionati stranieri, e così è stato.
Per questo nuovo ciclo di recite, sul podio dell’Orchestra scaligera è salito Gamba – si diceva – direttore milanese che festeggia dieci anni dal suo debutto al Piermarini (nota biografica: Gamba si fece conoscere alla Scala nel 2016 facendo all’ultimo Momento una sostituzione nell’“Ifigenia in Tauride”). Artisti in scena.
Il cast della serata del 19 ha visto in scena oltre alla splendida Nadine Sierra nel ruolo di Violetta Valéry, Piero Pretti come Alfredo Germont (ottima e nota voce verdiana che si è a mano a mano “scaldata” risultando, nel personaggio, più prestante che romanticone) e ancora: Boris Pinkhasovich nei panni di Giorgio Germont, un papà che quasi quasi bagnava il naso al figlio. Una precisazione, nel corso del ciclo si alterneranno anche Francesca Pia Vitale, Iván Ayón Rivas e Amartuvshin Enkhbat.
Conclusione, come si dice in certi casi “niente” da dire: lo spettacolo è di grande qualità, anche se vien da fare questa considerazione a latere, con permesso. Il mondo cambia, Milano è cambiata, tante regie si sono provate e si provano per dare nuova luce alle grandi Opere, per dare la possibilità a capolavori immortali di poter lanciare i loro messaggi con “linguaggi e scelte attuali”, al passo coi tempi. Forse certe critiche del passato hanno spaventato, ma dopo aver ritrovato il successo rassicurante, sarebbe bene rimettersi in pista. La grande lirica può dare ancora molto, moltissimo, agli appassionati e ai giovani nuovo pubblico, non solo attraverso all’insegna della tradizione, ma anche con la voglia di sperimentare (prossime date de “La Traviata” alla Scala di Milano: 23, 26, 28 e 30 settembre; 2, 3, 6, 8, 10, 12, 15).








