Tanta paura tutta da ridere: Al festival per ragazzi “Colpi di scena”. A Forlì e Faenza. Sedici spettacoli in quattro giorni

(di Andrea Bisicchia) – Lo scorso anno abbiamo seguito il Festival “COLPI DI SCENA”, dedicato al Teatro Contemporaneo, alla presenza di un pubblico numeroso, ma anche di tanti Operatori e critici teatrali. Sulle pagine di questo giornale abbiamo recensito degli spettacoli che, successivamente, hanno trovato ospitalità in importanti teatri romani e milanesi.
Per lo spirito di alternanza che caratterizza questo Festival, quest’anno è toccato al “Teatro per ragazzi e giovani”, sempre ideato e organizzato da Claudio Casadio e Ruggero Sintoni, in collaborazione con l’ATER, presente con il Presidente e Direttore Artistico.
Per quattro giorni, dal 17 al 20 giugno, tutti gli spazi teatrali di Forlì e di Faenza saranno invasi da ben 16 spettacoli, con sette debutti nazionali, due compagnie internazionali, che si potranno vedere, dalle ore dieci del mattino fino a sera inoltrata, sempre, si spera, alla presenza di un numeroso pubblico, con la partecipazione di Operatori e di critici, una vera e propria festa.
Sia il Direttore di questa testata che il sottoscritto, hanno cominciato a seguire il Teatro per Ragazzi fin dagli anni Settanta, quando sulla scia della rivoluzione sessantottesca, in forma di teatro alternativo, si affermò il Teatro del Buratto, nato per iniziativa di Tinin e Velia Mantegazza che, al Teatro Verdi di Milano, proponevano spettacoli di figura, di attori, rivolti all’infanzia e ai giovani, con un particolare riguardo al Teatro Immagine, con pupazzi di varia tipologia, di oggetti, di ombre che prendevano forma grazie all’uso di tecniche diverse. Da allora, nelle varie città d’Italia, sono nati Centri di Produzioni dedicati a questa attività. Bisogna aggiungere che l’Italia vanta il primato, in Europa, per la drammaturgia dedicata ai giovani e agli adolescenti, alle loro curiosità, alla loro capacità di meravigliarsi, di entusiasmarsi, ma anche alle loro paure.
Non per nulla, il primo spettacolo si regge proprio sulla paura. Si tratta di “Il segreto di Barbablù”, nato da uno studio di Charles Perrault, con Marco Cantoni, una storia di paura, dalla quale si potrà uscire grazie ad una serie di gag e di un particolare uso del teatro di narrazione, della musica dal vivo e del teatro delle ombre. Si tratta di tecniche che troviamo utilizzate, insieme al circo, alla danza, alle clownerie, alle proiezioni, al teatro di figura e d’immagine, da quasi tutte le Compagnie.
Sintoni e Casadio ci tengono a precisare che tutti gli spettacoli sono di alta professionalità, che il loro intento non è creare, attraverso i giovani di oggi, gli spettatori di domani, perché si tratta di un teatro che pone domande e che cerca risposte, come nel caso di “Bella, bellissima” che nasce, come ci ha raccontato Nadia Milani, dalle domande: che cos’è la bellezza, come la guardiamo, come ci facciamo guardare, anche se, al centro della scena, troviamo una strega con i suoi incantesimi, con la sua scopa che vorrebbe spaventare i bambini.
Non ci sono favole senza fare ricorso all’uso della paura, la troviamo anche in “Down” del Collettivo Clochart, solo che riguarda la paura di una madre nel mettere al mondo una figlia con la sindrome di down e delle paure che la figlia dovrà superare durante la sua vita.
Il tema della paura lo troviamo, ancora, in “Granny e Lupo” di Danilo Conti che si è ormai specializzato nel costruire spettacoli con la presenza di un lupo.
Come si può notare, il Teatro per ragazzi e giovani affronta problemi anche drammatici, ricorrendo però all’uso della favola, motivo per cui si rivolge a tutti e a generazioni diverse.
C’è da dire che il pubblico che assiste a questi spettacoli è abbastanza composito, perché i bambini sono accompagnati dai genitori e dai nonni ed è, pertanto, molto seguito dagli adulti, anche perché parecchie delle tematiche trattate appartengono alla nostra contemporaneità.
Insomma, il Teatro per ragazzi e giovani si carica di un impegno non indifferente proprio perché indirizzato a una età di formazione, di transito, magari, come direbbe Eugenio Barba, con una “canoa di carta”. Il problema consiste nel come guidare lo sviluppo dei giovani spettatori, con quale competenza, con quale consapevolezza, dato che le esperienze giovanili vivono continuamente nella mente di chi si prepara all’adolescenza e alla crisi puberale. L’infanzia è una età di formazione che i genitori non sempre riescono a gestire, come del resto anche la scuola, ecco la necessità del teatro, ecco l’importanza di un Festival , come “Colpi di scena” che, pur tra difficoltà economiche, affronta il problema senza sottrarsi a un incarico e a un impegno che rende il teatro vero sempre più necessario.