Testi narrativi, teatrali, saggistici, epistolari. Il dramma dell’uomo, fra anima, idee e psiche. Insomma, Pirandello

(di Andrea Bisicchia) Diretta da Rino Caputo, docente di Letteratura Italiana, all’Università di Roma, “Pirandelliana”, la rivista monografica internazionale di Studi e Documenti, dedicata all’Opera di Pirandello, è alla sua diciassettesima edizione, con contributi che hanno approfondito tematiche diverse, dal rapporto tra Pirandello e Freud, ovvero al teatro come spazio della psiche, al rapporto con il Diritto, con incursioni dentro i testi narrativi, teatrali, saggistici, epistolari, indagati con metodo comparativo e col ricorso a discipline diverse.
Non posseggo tutti i numeri, se non quelli curati da Maria Procino, che mi arrivavano puntualmente.
L’ultimo numero contiene la presentazione di Rino Caputo, una serie di saggi, ai quali seguono recensioni e schede, oltre che le “Pallottoline” di Pietro Milone. Il primo saggio, di Raffaele Manica, riguarda il rapporto per nulla esplorato tra Nicola Chiaromonte e Pirandello, che il critico definì punto di riferimento della drammaturgia europea per avere smantellato non solo il Dramma Borghese, ma per aver anche trasferito gli scontri del mondo sociale nel mondo della psiche, lungo un percorso che, dal dramma dell’uomo, approda a quello del personaggio, da quello dell’anima a quello delle idee. Segue il saggio di Silvia Manciati dedicato alla Stagione del Teatro D’Arte di Roma che vede la figura di Pirandello come Capocomico e Regista, argomento oggetto del Convegno di quest’anno che si terrà a Palermo, organizzato da Centro Nazionale Studi Pirandelliani di Agrigento.
L’attenzione della studiosa riguarda “Una delle tre serate dei giovedì”, l’iniziativa pensata da Pirandello per approfondire la programmazione dal 1925 al 1928, con una durata “stanziale” all’Odescalchi, una nomade e l’ultima al Teatro Argentina, con un nuovo tentativo di stabilità.
Adriano Tilgher, riferendosi alle riunioni del giovedì, ne sosteneva l’efficacia che garantiva al programma “una varietà e una novità di soggetti settimanali”. Partendo dal suo monologo “L’atroce notte”, Stefano Milioto porta avanti i suoi studi sul rapporto Pirandello-Abba, l’attrice “col brillante in fronte”, che allude al suo straordinario talento.
Il saggio è intercalato con brani tratti proprio dal monologo, ai quali Milioto aggiunge contributi che risalgono agli epistolari, alla saggistica e al rapporto con la critica, quella che in verità non fu sempre favorevole nei confronti delle interpretazioni della Abba.
Notevoli sono le pagine dedicate alle pulsioni erotiche, trattenute e soffocate da Pirandello proprio durante “L’atroce notte”.
Itala Tambasco si intrattiene sull’Umorismo che divenne facile terreno di scontro tra Croce e Pirandello, con riferimento al canto XXI dell’Inferno, quello di Malebolge. In particolare, Itala Tambasco analizza la novella “Guardaroba dell’Eloquenza” che ha, per protagonista Tutina, che noi vediamo nel momento in cui stende sul mezzobusto di Dante degli stracci bagnati.
La dottrina teofisica e il suo rapporto con la psicologia è l’argomento trattato da Giacomo Cuncugliato che, analizza nel profondo la novella “Chi fu? (1896) che narra le vicissitudini dell’anima di un defunto, nell’immediato post-mortem, il quale fa una distinzione tra chi “muore maturo” e chi no, facendo osservare che il primo muore per sempre, mentre il secondo ritorna nel luogo dove è morto per capirne il motivo.
Ho trovato abbastanza originali i saggi di Ilenia De Bernardis che con metodo comparativo traccia una ideale discendenza tra il romanzo di Lawrence Sterne “Tristam Shanoy” e “Uno nessuno centomila”, quello di Teresa Agovino sul rapporto Pirandello-Manzoni e di Debora Bellinzani su Pirandello e la sociologia che si discosta da quello, più studiato, su Pirandello e la filosofia. Chiara Ferrari si sofferma su “Alcuni Foglietti” che si trovano nell’Istituto di Studi Pirandelliani, per dimostrare il lavoro svolto da Pirandello nella sua smaniosa ricerca delle parole giuste da utilizzare. Un discorso più lungo meriterebbe l’indagine di Pamela Parenti che, essendo una accreditata studiosa del teatro di Marco Martinelli e Ermanna Montanari, tenta, tirandolo per i capelli, un rapporto tra “Madre” e “L’Inferno” di Dante con “La favola del figlio cambiato” e “I giganti della montagna”.
Della traduzione, in inglese di “L’uomo, la bestia e la virtù”, ad opera di Alice Rohe, vissuta a Roma, durante l’attività febbrile di Pirandello, si interessa Giuseppe Bolognese, sottolineando le difficoltà nel reperire il manoscritto della traduzione.
Mi ha appassionato il saggio di Pietro Milone un po’ ondivago, ma con una conoscenza approfondita degli argomenti che tratta, dalla “Favola del figlio cambiato”, che fece inorridire Mussolini, presente alla Prima, a “Maledetto Copernico”, l’espressione usata da Pirandello nel “Fu Mattia Pascal” per tacciare d’incompetenza  le persone che credono a un’unica verità, ma che permette a Milone di aprire una parentesi sul monitoraggio della Terra , in occasione del troppo caldo verificatosi nel 2023, e sulle sue catastrofiche previsioni.
Da leggere anche il rapporto tra Catone, a guardia del Purgatorio, e Cotrone, a guardia della Villa della Scalogna.

“Pirandelliana”, rivista internazionale di studi e documenti, diretta da Rino Caputo, Fabrizio Serra Editore; pp. 176, in abbonamento.