TOSCA – Grande successo. Emozioni? Magari no. Netrebko s’impappina e ripete una frase. Ma pochi se ne accorgono

MILANO, domenica 8 dicembre ► (di Carla Maria Casanova) *
Scala. Inaugurazione stagione lirica: “Tosca” di Giacomo Puccini. L’ultima Tosca inaugurale alla Scala, se mai c’è stata, si perde nella notte dei tempi. Dicono che non è opera da inaugurazione. Può darsi. Comunque sia, ieri sera grande successo. Al suo affacciarsi nel palco reale (addobbato da godurioso cestino natalizio con fiori rossi e palle dorate) il Presidente Sergio Mattarella ha avuto, come l’anno scorso e forse di più, un applauso interminabile. Di grane ne ha tante, pover’uomo, e il pubblico ha voluto manifestargli tutta la sua simpatia. In sala molti politici, non tutti identificati. Alcune signore con le toilettes demenziali che non mancano mai: la dama in crinolina nera tipo Traviata la cui ampissima sottana riempiva da sola tutto il suo palchetto e un’altra in tulle bianco disseminato di piccolissimi spot luminosi a intermittenza, vedi la vetrina di un elettricista. Poi le solite (poche) scollature a picco puntate audacemente verso l’ombelico.
In palcoscenico. L’opera pucciniana dipana la nota storia papalina di amore, violenza e morte. Per un pelo abbiamo evitato lo stupro (già Scarpia aveva scaraventato a terra Tosca, e la cavalcava, poi è arrivato “quel bravo Spoletta”…). L’impianto scenico (regista Davide Livermore, scene Giò Forma, costumi – ahi, ahi – Gianluca Falaschi) come annunciato, mira al kolossal. Di tutto e di più. Si è tanto vociferato contro Zeffirelli, ma qui non si scherza. Nel primo atto, nella chiesa di sant’Andrea, è tutto un andirivieni di pareti, quinte, soppalchi, addirittura cappelle che si spostano in continuazione. Un incubo. La Maddalena dipinta da Cavaradossi è una tela gigantesca, anch’essa in continuo movimento e la cui immagine si sfalda in effetti psichedelici. Il Te Deum è uno spiegamento di folla, cardinali e guardie svizzere al cui confronto l’Autodafé del don Carlo è una processione di paese. Secondo e terzo atto si presentano quasi normali (bello il fregio-vivente neoclassico nello studio di Scarpia a Palazzo Farnese e ingegnosa la spartizione degli spazi con il sotterraneo a vista, ove si svolgono le torture). Meno riuscita l’assunzione in cielo di Tosca, dopo essersi gettata dagli spalti di castel sant’Angelo.
Versante musicale. Sul podio dell’Orchestra della Scala c’è Riccardo Chailly che di Puccini è portabandiera. Come sempre il direttore ha recuperato una manciata di battute inedite da inserire (qui sono otto). Il pubblico non se ne accorge ma non importa. Importa la direzione, la cui cifra interpretativa è presto individuata in una violenta drammaticità. Suono nitido, tempi rapidi. Non manca una certa languida sensualità. Gossip: nel secondo atto, nel concitato diverbio con Scarpia, la Netrebko si impappina e ripete due volte la concitata domanda “Chi mi assicura?!”. Lapsus perdonabile: si tratta di salvare l’amante Cavaradossi. Direttore e baritono non fanno una piega e tornano indietro di alcune battute. Pochi in sala hanno notato.
I tre ruoli principali (Tosca, Cavaradossi, Scarpia) vengono cantati con proprietà. Niente da eccepire.
Francesco Meli è tenore sicuro, bel suono, anche partecipazione interpretativa.
Luca Salsi, baritono, carattere sanguigno, disegna un barone Scarpia volgarotto, assatanato, che convince non solo vocalmente.
Anna Netrebko canta molto bene. Ieri, il suo “Vissi d’arte” è stato da antologia. Ha eseguito per benino anche la fatidica scena dell’uccisione di Scarpia. Ma allo spettatore non cambia la vita. D’altra parte, c’era chi trovava la Callas insopportabile (ricordiamole battaglie dell’esimio critico Beniamino dal Fabbro), Renata Tebaldi un granatiere e Montserrat Caballé un elefante da circo. Allora, se è questione di gusti… Io sto parlando di fascino, non necessariamente legato alla voce o alla bellezza. O ce l’hai o non ce l’hai (non l’aveva, pur miracoloso usignolo, la grande Mariella Devia; l’aveva Nureyev, né bellissimo né di fisico perfetto, ma dal momento che entrava in scena guardavi solo lui). Anna Netrebko, bel viso pacioso stile anni Cinquanta, figura un po’ tonda e un po’ goffa, in scena non produce il misterioso fenomeno della calamita (i chili di troppo non contano, l’“elefante” Caballé aveva un incedere da grande primadonna).
Ieri poi, nei panni della diva Tosca, la Netrebko era vestita che peggio non si sarebbe potuto neanche in un saggio da oratorio (nessuna colpa sua, beninteso). Per la maggior parte dei ruoli operistici, vedi Verdi, basta saper cantare. Ma quando arrivi al verismo (lo dice la parola) con Puccini, Cilea, Giordano, o reciti come una dea e ti rendi credibile, o il personaggio non lascia traccia. Tosca, Adriana Lecouvreur, Fedora, sono icone che esigono al di là della voce interpreti conturbanti. Vedi Raina Kabaivanska, che voce eccezionale non aveva, eppure la sua Tosca non la dimentica nessuno.

Anna Netrebko (classe 1971), soprano russo di origini cosacche, è considerata oggi la superdiva mondiale (insisto sul suo caso perché lo merita, ma non la mettiamo nell’Olimpo delle fuoriclasse). La sua biografia si sofferma sui faticosi inizi di povera ragazza finché, mentre per pagarsi le lezioni di canto pulisce i pavimenti del Teatro Kirov di san Pietroburgo, è notata da Gergiev che diventa suo mentore e se la porta con sé in giro per il mondo. Dopo un po’ di gavetta e alcuni sfortunati grandi amori finiti male (celebri Rolando Villazon e il supersexy Erwin Schrott), Anna incontra il giovane connazionale tenore Yusif Eyvazov, il quale, ora suo marito, le dà la definitiva stabilità, condizione essenziale per qualsiasi carriera, non solo artistica. Finalmente felice e ricchissima, la Netrebko impera sulle scene liriche. Tutto bene. Ma qui si fa punto. La Tosca erede Callas-Tebaldi-Kabaivanska la stiamo ancora aspettando.

TOSCA, Melodramma in tre atti di Giacomo Puccini. Direttore Riccardo Chailly – Teatro alla Scala – Repliche: 10, 13, 16, 19, 22 dicembre 2019 – 2, 5, 8 gennaio 2020
Infotel 02 72 00 37 44
www.teatroallascala.org
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(*) Carla Maria Casanova, decana della critica musicale scaligera (nella foto, con la collana della Traviata, regalatale da Renata Tebaldi), è da 60 anni presente all’inaugurazione della Scala.
Largamente conosciuta per le sue illuminate, talvolta severe, ma sempre umanissime (spesso mordaci) e appassionate critiche, ha scritto su “L’Italia” (’61-’68), “La Notte” (’70-’84), sull’inserto domenicale del “Sole – 24 Ore” (1984-2003). Attualmente su “Il Giorno”. È anche autrice di diversi libri, ultimo “Il gesto e la musica – 60 anni di giornalismo a tu per tu con i più grandi”, Zecchini Editore, 2016. Dalla stessa data fa parte dello staff di “lo Spettacoliere”.