Maximilian Nisi (nella foto) è il nuovo Direttore Artistico del Festival Teatrale di Borgio Verezzi, subentrato a Stefano Delfino. Ha presentato una nuova Progettazione, senza cambiarne lo spirito.
(di Andrea Bisicchia) – Esistono, all’interno delle Istituzioni teatrali, generalmente, due tipi di Direzione, quella Artistica e quella Organizzativa, sia durante la programmazione invernale che quella estiva. C’è subito da dire che nessuno chiede ai Direttori dei teatri d’inverno quanto impatto abbiano i loro Cartelloni sull’economia cittadina, sul territorio, sulla comunità, sul turismo, né quanti pernottamenti siano stati prenotati o quanto il pubblico abbia impatto nei ristoranti.
Forse, in questo ultimo caso, non c’è bisogno, anche perché le grandi città traboccano di ristoranti e ristorantini in ogni angolo, è sufficiente fare un giretto per Milano, o Bologna, solo per fare due esempi.
A chi dirige i teatri, nel periodo estivo, si chiede di trasformare lo spettatore usuale in spettatore pernottante, esortandolo a diventare spettatore-visitatore. Insomma, la Stagione estiva dei Festival, grandi o piccoli, non ha, come fine, fare sapere quale sia stato l’impatto culturale, quanto quello economico, che non riguarda, certo, solo gli incassi al botteghino.
Ciò che sappiamo, da alcuni dati elaborati dai sistemi Vodafone Analitics, è che i frequentatori dei Festival, pernottano, di media, due notti. Così, quando arriva l’estate, i Festival si moltiplicano, tutti all’insegna di nuove idee che, teoricamente, non esistono.
Poi ci sono i Festival che vantano una tradizione, che mantengono un pubblico molto fedele e che non si pongono come la manna caduta dal cielo, perché svolgono il loro lavoro con molta oculatezza. Uno di questi è il Festival di Borgio Verezzi, nato nel 1966, grazie ad un sindaco illuminato, Enrico Rebaudo, che ne divenne Direttore Artistico.
Oggi il Festival è arrivato alla sua cinquantanovesima edizione, mentre à stato annunciato, per la sessantesima, la riapertura della CAVA DEI FOSSILI, una grande scenografia naturale che potrà essere visitata anche d’inverno insieme a quel gioiello che è Piazza Sant’Agostino.
Ricordo, negli anni Settanta-Ottanta, l’interesse dei critici italiani per gli spettacoli presentati al Festival, con veri e propri debutti. Attorno a un tavolo, con delle ottime bottiglie di vino, prima dello spettacolo, invitati da Stefano Delfino, si discuteva con Roberto De Monticelli, Ugo Ronfani, Carlo Maria Pensa, Gastone Geron, Paolo Antonio Paganini, Maria Grazia Gregori, Renato Palazzi etc.
Era una vera festa del teatro.
Il Festival di Borgio Verezzi, a dire il vero, non è molto cambiato, ma il nuovo Direttore Artistico, Maximilian Nisi si sta impegnando per farlo rifiorire e, magari, farlo rinascere, con una nuova progettazione, senza mutarne lo spirito. A suo modo, egli sta cercando di rivoluzionarlo. In che modo? Evitando di parlare, come fanno tanti altri, di multidisciplinarietà, categoria molto inflazionata che vuol dire tutto e il contrario di tutto, liberando lo spettatore dalla smania di renderlo inclusivo, evitando la voglia di stupire, trasferendo, sul palcoscenico, gli stereotipi dello spettacolo televisivo, con apparati luministici e con l’utilizzo di tanto fumo con poco arrosto.
Ebbene, se questa sembra essere la “normalità” per molti direttori di Festival, Nisi non l’accetta e vuole essere “rivoluzionario”, a modo suo, ripristinando il significato dei “generi” teatrali, facendo prevalere i contenuti sulle esecuzioni formali, ma soprattutto curando il “suo pubblico” con una programmazione che alterna spettacoli classici, con spettacoli moderni e contemporanei.
Il teatro italiano in questi ultimi decenni sta vivendo delle stagioni complicate, non può, però, essere svenduto ai ritrovati tecnologici e all’estetica dello stupore, Maximilian Nisi è convinto che si possano attirare migliaia di spettatori con una attenta programmazione, facendo convivere la tradizione con l’innovazione, salvaguardando, la teatralità, le competenze, la professionalità.
La Stagione di quest’anno, è iniziata con “MILES GLORIOSUS”, con Ettore Bassi, regia di Marinella Anaclerio, si concluderà il 12 agosto, mentre sono annunziate tre “Prime” Nazionali: “La bisbetica domata”, con Amanda Sandrelli, regia di Roberto Aldorasi, “Ubi Maior”, con Leo Gassmann, regia Enrico Maria La Manna, “I PROMESSI SPOSI”, con Giuseppe Pambieri, regia di Giuseppe Argirò, che ha curato anche la drammaturgia.








