Tragico errore di Creonte, emblema del potere assoluto. Per superbia sbagliò, anche se aveva ragione. E fu la sua rovina

(di Andrea Bisicchia) Chi è Creonte? È il cognato di Edipo, avendo sposato la sorella Giocasta, ed è lo zio di Antigone, ma, se vogliamo, è anche un usurpatore della fama altrui. Edipo, ingiustamente, lo aveva accusato di utilizzare Tiresia e di ordire un complotto per sottrargli il potere, lui, candidamente aveva risposto che non era interessato, potendone vantare uno personale, in quanto i cittadini erano soliti rivolgersi a lui per chiedere protezione, a dimostrazione di quanto fosse più comodo stare vicino al potere piuttosto che esercitarlo. Alla fine, dopo le ben note vicissitudini toccate a Edipo, spetterà proprio a lui sostituirlo. Però, se in Edipo, alla fine, prevale la consapevolezza dell’errore, in Creonte, dopo il suo famoso editto sulla sepoltura dei cadaveri, prevarranno l’intransigenza, la superbia, il fastidio di essere contraddetto, qualità tutte negative per chi si assume il compito di guidare uno Stato.
Luciano Violante, già docente di Diritto e procedura penale, oltre che magistrato e parlamentare, ha fatto più volte ricorso al mito per chiarire il concetto di diritto e gli errori in cui, spesso, si trova invischiato. Per Il Mulino, insieme a Marta Cartabia, aveva pubblicato “Giustizia e mito”, oggi, con lo stesso editore, pubblica “Insegna Creonte – Tre errori nell’esercizio del potere”, nel quale intende continuare il discorso sul rapporto esistente tra diritto e legge morale, tra ragion di stato e coscienza individuale, utilizzando la figura di Creonte come emblema del potere assoluto che, proprio perché tale, finisce per autodistruggersi, specie se ha perseguito un obiettivo giusto con metodi sbagliati.
“Antigone” diventa, così, la tragedia del potere illimitato costretto alla autocombustione.
Agli occhi di Violante si configura, soprattutto, come la tragedia dell’errore che si persegue a ogni costo, senza capire, per chi lo commette, che basterebbe ammetterlo, per essere riabilitato, dato che non si può governare senza il rispetto dell’altro, senza adeguare i propri comportamenti alle regole, senza il coraggio di confessare di avere sbagliato, senza perseguire la giusta causa, dato che l’errore politico finisce per creare danni alla intera società. Ne consegue il concetto di affidabilità che contrasta con quello dell’inaffidabilità del leader politico, causa prima della sua incapacità a negoziare.
Creonte, per Violante, si mostrò inaffidabile perché gli mancò l’affidabilità e quando, alla fine, se ne accorse, scoprì di essere arrivato in ritardo, rendendosi responsabile di una vera catastrofe, con la morte, non solo di Antigone, ma anche del figlio, suo fidanzato, e della moglie, pagando in tal modo lo scotto del suo errore e della sua arroganza.
L’esempio del mito serve, pertanto, a dimostrare che, in politica, il comando senza freni si scontra con quello costruito sulla persuasione. Inoltre, il mito sembra volesse semplicemente dire che ci sono cose che potrebbero non avvenire, ma che esistono, come, per esempio, disconoscere legittimità a una legge, come fa Antigone, alla luce del sole, perché soltanto colui che lo fa di nascosto, la infrange veramente. L’errore di Creonte è stato quello di avere esasperato il conflitto, tipico di ogni dispotismo. I despoti credono di essere sempre nel giusto, di non sbagliare mai e non ammettono la possibilità di riflettere.
Per Violante, l’errore è una condizione stessa della politica, anzi, per causa sua, si perviene alla degenerazione e al declassamento del leader. Consapevole di ciò, Violante accompagna il lettore in una serie di errori da addebitare ad alcuni leader, oltre che alla politica, che hanno generato, in Italia, tante mostruosità, come quelle del terrorismo, di tangentopoli, delle stragi di mafia, dei tentativi di golpe, mostruosità più volte generate dalla “illusione di onnipotenza” di alcuni leader che posseggono, dentro di loro, il morbo di Creonte.

Luciano Violante, “Insegna Creonte – Tre errori nell’esercizio del potere”, Ed. Il Mulino 2021, pp. 158, euro 12.
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