Tragicomica vicenda d’una madre: sola, desolata, senza più scopi. Dopo che il figlio – 25 anni – se n’è andato di casa

MILANO, mercoledì 10 aprile ► (di Emanuela Dini) Gli ho mandato un messaggino, non mi ha ancora risposto”, “Non viene mai a trovarmi”, “Sta con quella…put***”. Sono le lamentele di Anna, madre di mezza età, che non si rassegna a lasciar vivere la vita al figlio venticinquenne uscito di casa.
“La madre”, di Florian Zelle – autore anche de “Il figlio” andato in scena al Teatro Franco Parenti nel febbraio scorso – indaga con acume, spietatezza ma anche umorismo, il tema di un amore materno esagerato e sbagliato, che può condurre a derive drammatiche e patologiche.
Sul palco del Teatro Carcano, una scena essenziale e simbolica. Cornici di porte che non ci sono, ma da cui escono ed entrano i personaggi della commedia: il marito, in partenza per un congresso e ossessionato dalle domande sempre uguali della moglie; il figlio, che rientra di notte nella casa materna dopo il litigio con la fidanzata, e alla mamma chioccia non sembra vero di averlo di nuovo in casa; la fidanzata del figlio, che torna a cercarlo per tentare di fare pace e viene acidamente rimbalzata dalla suocera.
In mezzo, sola e seduta su una sedia, Lunetta Savino dà vita e voce alla solitudine della madre che non ha più ragione di vita dopo che il suo “bambino” è uscito di casa e si rifugia nei ricordi di quando i figli erano piccoli e lei si alzava al mattino presto a preparare la colazione e la sua vita era realizzata nell’accudimento dei due figli “anzi, tre”, considerando anche il marito come un figlio di cui prendersi cura.
Un testo che oscilla dal comico al drammatico, con battute e situazioni in cui molte madri in piena sindrome da nido vuoto si ritroveranno, madri che si comperano il vestito bello per invitare il figlio a una cena con ostriche e champagne, donne mature con un matrimonio spento e niente interessi oltre alla cura della casa e della famiglia che si rifugiano nelle pastiglie e nella bottiglia, lo squarcio della solitudine e la disperazione di non avere più il “bambino” che gira per casa che porta a momenti drammatici, sottolineati in scena da un agghiacciante fondo nero e luci bianche intermittenti e con un culmine tragico, un dramma spietato e l’unica opzione possibile per lasciare che entrambi, madre e figlio, riescano a trovare una nuova realtà e una vita lontani l’uno dall’altra.
La scena pulita, essenziale, lucida e severa fa da contorno allo svolgersi del dramma, che da tranquillo ménage familiare si dipana in una black comedy macabra; alcune soluzioni sonore (musica coprente le voci, sprazzi di testo recitati col microfono in mano, mentre tutto lo spettacolo è – finalmente!! – non microfonato) lasciano un po’ perplessi, così come il grande specchio che si inchina a moltiplicare gli stipiti delle non-porte.
Bravissima Lunetta Savino che si trasforma man mano che il testo si gonfia di drammaticità, e da normale moglie annoiata diventa madre ansiosa e gelosa, poi donna disperatamente sola con l’univo conforto di sonniferi e alcol, infine malata accudita in ospedale, in una fatica ricerca di una nuova sé.
Un’ora e venti di spettacolo, sala piena, applausi calorosi e chiamate alla ribalta per Lunetta Savino.

“La Madre”, di Florian Zeller – Con Lunetta Savino, Andrea Renzi, Niccolò Ferrero, Chiarastella Sorrentino – Regia Marcello Cotugno, scene Luigi Ferrigno, luci Piero Sperduti, costumi Alessandra Benaduce – Al Teatro Carcano di Milano, fino al 14 aprile.

La tournée, iniziata il 17 febbraio a Atri (Teramo), proseguirà, dopo Milano, a:
Lecce – 16/04
Corato (Bari) – 17/04
Bari – 18-24/4
Cosenza – 23/04
Crotone – 24/04
Ragusa – 26/04
Agrigento – 27-28/04
Noto (Siracusa) – 29-30/04