Travaglio, in tournée da tre stagioni, domani al Dal Verme. A denunciare il marciume del potere. Di ieri e di oggi

(di Andrea Bisicchia) – Da un po’ di tempo, direttori di giornali, redattori, cronisti, inviati speciali affollano i palcoscenici italiani con dei loro articoli che, ben assemblati, diventano spettacoli teatrali, grazie a una semplice drammatizzazione che adattano alle esigenze del palcoscenico che non consistono soltanto nel posizionare i leggii, per gli eventuali reading, ma anche nel costruire mini scenografie e attraenti puntamenti luministici etc.
Una volta c’erano le Compagnie di giro che prendevano il nome dai loro protagonisti, tipo: Morelli-Stoppa, Falk-Valli-De Lullo, Proclemer–Albertazzi. Moriconi-Mauri, oggi ci sono le compagnie che fanno capo a non attori, come Alessandro Di Battista, in scena con “Scomode verità”, Walter Veltroni, in scena con ”Le emozioni che abbiamo vissuto”, Aldo Cazzullo, in scena con “Il romanzo della Bibbia”, Concita De Gregorio, in scena con “In mezzo a milioni di rane e di farfalle”, Ezio Mauro, in scena con “La caduta”, Luca Sommi, in scena con “Viva la Costituzione”, Andrea Scanzi, in scena con “La sciagura”, Marco Travaglio con “I migliori danni della mia vita”, che i milanesi possono vedere domani, lunedì 19, al Teatro Dal Verme.
Per alcuni, le produzioni e le organizzazioni sono affidate a Loft Associazione che gestisce anche TVLOFT, come dire che ciò che hai visto in TV lo rivedi, a pagamento, a teatro.
Voglio aggiungere che queste Compagnie di giro che fanno capo a testate come Il Corriere della Sera, La Repubblica, Il Fatto, hanno un pubblico abbastanza numeroso che permette ai giornalisti di avere un guadagno assicurato, nel caso in cui le loro testate dovessero vendere sempre meno giornali. Vorrei anche far notare che il loro impegno nel proporre i personali prodotti teatrali è abbastanza notevole rispetto a quello che mettono nell’immaginare le pagine dei loro giornali, spesso preconfezionate e altrettanto spesso illeggibili, tanto che i lettori continuano a diminuire.
Il motivo di questo loro disamore è dovuto, forse, al fatto che hanno, come dire, abdicato alla loro funzione che dovrebbe essere quella di informare con spirito critico e non di schierarsi a destra e a sinistra, lanciandosi accuse, tra di loro, che hanno veramente stancato, perché vanno a svantaggio del vero giornalismo che dovrebbe consentire al lettore di essere informato e aiutato nelle sue riflessioni.
Debbo, però, dire che il teatro è un luogo di libertà e che è concesso a tutti usufruirne, anche se con scopi diversi e, magari, con poche competenze e facili improvvisazioni. È vero, il teatro è un luogo di libertà, ma possiede anche le sue regole, le sue preparazioni, le sue conoscenze che non possono essere banalizzate.
Debbo ammettere che Marco Travaglio, che non nasconde il suo appoggio ai Cinque Stelle, facendolo in maniera trasparente, ha una sua onestà intellettuale, tanto che, se ha qualcosa da dire, la dice in faccia sia a destra che a sinistra, non è insomma un sinistroide per partito preso, di quelli che, tutte le mattine, dinanzi, allo specchio dichiarano di essere antifascisti, insomma non appartiene a coloro che aspirano ad essere intellettuali integrati o comici del regime di sinistra. Ne è prova lo spettacolo “I migliori danni della mia vita “, in scena da tre stagioni, con molti esauriti, con il quale Travaglio ci dà una rappresentazione velenosa di ciò che accade nelle stanze del potere, di quello di ieri, quando, al governo c’erano Renzi, Monti, Conte, Draghi a quello di oggi, della Meloni.
Lo stile di Travaglio è noto per la sua ironia che, spesso, si trasforma in sarcasmo, molto apprezzato dal pubblico che si diverte a sentire il marcio che si viene a depositare nelle stanze del potere, un marcio che è conseguenza delle contraddizioni della politica, del sistema burocratico, della poca preparazione degli eletti a rappresentare gli italiani. Certo, non gli è andato giù il “Conticidio”, dovuto a chi si muove, a suo agio, tra gli scanni del Senato e del Parlamento. Non mancano le frecciate contro i guerrafondai che utilizzano la bellicosità per fare quadrare i bilanci economici, oltre che politici.
Travaglio ha grande competenza del giornalismo liberale, che, però, e ben diversa dalla competenza teatrale che richiede studio, esperienza, attitudine e tanta fatica per potere esercitare un lavoro alquanto difficile come è quello di chi ha scelto il teatro per professione.