Un giallo tra problemi teologici, lettere di S. Paolo, Atti degli Apostoli, Catari, Templari. E Cristo forse è tornato sulla terra

(di Andrea Bisicchia) – Dopo il romanzo-filosofico, di derivazione settecentesca, si è imposto, soprattutto nel secondo Novecento, il romanzo storico-teologico, come quelli di Umberto Eco, “Il nome della Rosa”, o di Dan Brown, “Il Codice da Vinci”, “Angeli e demoni” etc., ambientati nel Medio Evo o durante il Rinascimento. Gianni Bonina, nel suo ultimo romanzo, “Il tempio dell’attesa. Il ritorno di Cristo sulla terra e il grande segreto di Siracusa”, edito da Bertoni, ci offre un giallo-teologico, ambientato ai giorni nostri e costruito attorno a un misterioso omicidio, a cui ne seguiranno degli altri.
La scelta del romanzo teologico si caratterizza per una serie di componenti: la conoscenza dei libri sacri, il gusto del mistero, lo scontro tra la Chiesa e l’Anticristo, la funzione del Katechon, l’uso di materiale leggendario ed infine un omicidio, a prima vista inspiegabile, come quello del Professore Accardo, protagonista assente-presente del romanzo.
Non possono mancare i Catari, i Templari, gli Ordini religiosi, di indubbia origine, che si arrogano il diritto di difendere la chiesa, ed ancora la conoscenza dei misteri attraverso la gnosi, la dottrina che si crede in possesso dello spirito divino e che ritiene la conoscenza superiore alla fede, dovuta alla convinzione che il Salvatore sia venuto al mondo per rivelarsi, nello spirito, senza assumere il proprio corpo, tanto che la sua incarnazione potrebbe essere ritenuta apparente, secondo il docetismo. E non poteva mancare il riferimento al primo Concilio, quello di Gerusalemme, dove si raggiunse un accordo tra la Chiesa di Gerusalemme e Paolo di Tarso sul problema dottrinale del cristianesimo nascente.
Bonina si è molto documentato e, lungo il suo percorso narrativo, ha dimostrato di conoscere bene Il Vecchio e Il Nuovo Testamento, gli Atti degli Apostoli, ma soprattutto, le tredici lettere di San Paolo, il vero deuteragonista, ovvero il secondo personaggio principale del romanzo.
L’autore utilizza una trama in verità semplice, che vede in azione dei docenti universitari che discutono di parusia, di Anticristo, di Apocalisse, di un misterioso testo del professor Accardo, di cui sono alla ricerca, dopo aver fatto un lascito di tredici racconti, accomunati dal tema dell’attesa, tanta che il titolo avrebbe potuto essere “Il tempo dell’attesa”, ma se il tema è fondamentale, lo è anche il tempio che Bonina ripartisce in tre luoghi di Siracusa, alquanto emblematici, perché corrispondono a tre luoghi deputati: Il sepolcro di Santa Lucia, il Santuario della Madonnina delle lacrime e il Duomo, dove si attende, da tempo illimitato, il corpo della Santa. Come se non bastasse, Bonina immagina delle analogie tra la Sagrada Famiglia, in attesa di essere completata, e il Duomo di Siracusa, in attesa delle spoglie di Lucia, inoltre le analogie coinvolgono il Professore Accardo con Gaudì per una specie di somiglianza tra le due morti, oltre che per una serie di studi che non sono riusciti a completare. Accardo, dato per morto l’11 settembre, presso le Torri Gemelle, dove si sarebbe dovuto trovare per una conferenza, viene scoperto vivo dal Professore Fantini, dello stesso Ateneo di Catania, dopo 12 anni, che lo riconosce in un barbone che non chiede l’elemosina, ma che attende qualcuno che gliela faccia.
Perché Accardo ha fatto credere di essere morto? O disperso? Forse perché, come Mattia Pascal, pensava a una nuova vita? Allora, perché si scoprirà che è stato ucciso una seconda volta e che anche questa notizia non possa essere dimostrabile? Bonina costruisce l’evento poliziesco, ma, attorno ad esso, affronta problemi teologici che riguardano il dualismo tra la chiesa pietrina e quella paolina, con riferimento al doppio papato, quello di Ratzinger, più attento all’insegnamento dell’Apostolo Paolo, e quello di Bergoglio, più attento all’insegnamento dell’Apostolo Pietro.
Paolo, a suo tempo, si era fermato a Siracusa, che aveva come Vescovo Marciano, per evengelizzare chi ancora non credeva nel Cristo resuscitato per la salvezza dell’umanità, quando si era in preda dell’Anticristo e del “Misterium iniquitatis”. La venuta di Paolo a Siracusa non è molto raccontata negli Atti degli Apostoli, come se Luca, che ne era l’autore, avesse voluto interrompere il racconto. Evento che, a sua volta, avrebbe dato adito a un altro mistero, quello del Vangelo di Cristo, che sarebbe stato nascosto in una grotta del Plemmirio, presso la contrada della Maddalena, lo stesso di cui era, forse, in cerca Accardo.
Il problema vero, però, che sta al centro del romanzo, è quello della militanza della fede, ridotta, in certi periodi storici, ad azione mondana o umanitaria, tanto che la Chiesa di Cristo viene scambiata o come un ente di promozione economica o di promozione sociale e che la salvezza, per esempio, non vada cercata in Lui, bensì, come si afferma oggi, nel Vaccino.
Bonina allarga i suoi riferimenti, a Sergio Quinzio per quanto riguarda il “Misterium iniquitatis”, ma non fa riferimento a Cacciari e al suo libro “Il potere che frena”, quando affronta il problema del Katechon, già oggetto della Lettera di Paolo ai Tessalonicesi, quando si era in cerca della potenza capace di frenare l’assalto dell’Anticristo, da individuare in una teologia ecclesiale o politica.
Siracusa, considerata la prima città cristiana dell’Occidente, viene utilizzata da Bonina per una serie di riflessioni che accompagnano la trama poliziesca di cui non sveleremo il finale.

Gianni Bonina, “Il tempio dell’attesa. Il ritorno di Cristo sulla terra e il grande segreto di Siracusa”, Bertoni Editore 2021, pp. 430, € 18.