(di Marisa Marzelli) – Il film di Marco Tullo Giordana La vita accanto arriva nelle sale reduce dal Locarno Film Festival, dove fuori concorso ha ottenuto un buon successo di pubblico (numerose le proiezioni, sempre esaurite tanto che alcuni spettatori non sono riusciti a entrare).
Il lavoro ha origini letterarie, è infatti ispirato all’omonimo romanzo di Mariapia Veladiano (Einaudi, 2010) già vincitore del Premio Calvino e finalista al Premio Strega. La sceneggiatura è firmata dallo stesso regista, insieme a Marco Bellocchio e Gloria Malatesta. Il nome di Bellocchio figura anche tra i produttori. E infatti, ad uno sguardo distratto, La vita accanto potrebbe sembrare un film di Bellocchio, con tanti problemi di una famiglia disfunzionale al centro del plot. La storia si dipana dagli anni Ottanta al Duemila. Siamo in provincia, a Vicenza, in una ricca famiglia borghese. La città, con i suoi scorci, costruzioni e le sue opere d’arte ha un ruolo non secondario.
Uno stimato professionista e la giovane moglie mettono al mondo una figlia lungamente attesa. Rebecca. La bambina è sana e vivace, però una vistosa macchia rossa, un angioma, le copre metà del viso. La madre, che soffre di disturbi mentali, una volta si sarebbe detto malata di nervi, non sa darsi pace, ha un rapporto ambivalente di amore-rifiuto nei confronti della figlia e per proteggere Rebecca fa di tutto per tenerla isolata. Teme che i giudizi della gente possano ferirla. La bambina, crescendo, mostra uno spiccato talento musicale. Questa è una consolazione per la zia (sorella gemella del padre) famosa pianista internazionale. Finché la madre instabile si getta nel fiume, ma si materializzerà in modo ricorrente nei pensieri onirici di Rebecca.
Ci sono molti non detti, non spiegati o non approfonditi in La vita accanto – a proposito, per il regista il titolo può essere inteso in due modi: come la vita che ci scorre a fianco o come la vita vissuta accanto a qualcuno –, segreti di famiglia inconfessabili, sensi di colpa irrisolti, fragilità, paura delle apparenze e tanto altro. Temi oscuri aleggiano su una famiglia tanto borghesemente a modo quanto avvolta nel dolore. C’è una ridondanza di “segni”, alcuni dei quali poi non vengono sviluppati dalla trama. Ma, d’altra parte, siamo in un dichiarato melodramma. Questo però non giustifica, ad esempio, qualche interpretazione sopra le righe e l’insistito accento dialettale di quasi tutti gli attori. I protagonisti sono Beatrice Barison, giovane pianista veneta al debutto sullo schermo; Valentine Bellé (la madre); Paolo Pierobon (il padre) e Sonia Bergamasco (la zia), la quale ritrova la regia di Giordana a vent’anni da La meglio gioventù. La musica ha un ruolo importante nel film e sia la giovane Barison che la Bergamasco (diplomata al Conservatorio) eseguono di persona i numerosi brani al pianoforte che punteggiano il racconto.
Locarno Marco Tullio Giordana ha confessato di considerare La vita accanto uno dei suoi migliori film. Il regista al Festival sul Verbano ha ricevuto l’omaggio di un Pardo speciale alla carriera ed è ancora vivo il ricordo di quando nel 1980, con la sua opera prima Maledetti vi amerò, vinse il Pardo d’oro.
Un’ultima curiosità. Il film è dedicato alla regista Chantal Akerman, suicidatasi nel 2015. Giordana ha dichiarato che la cineasta, sua coetanea, aveva un rapporto complesso e distruttivo con la propria madre e perciò lui ha sentito di doverle dedicare il film.








