Un mondo liberticida condanna tutti i libri alla distruzione perché sovversivi e pericolosi? Noi li salveremo mandandoli a memoria

MILANO, mercoledì 22 maggio ► (di Valentina Basso) Dopo la prima assoluta al Teatro Metastasio di Prato, il collettivo Sotterraneo torna al Teatro Studio Melato con un lavoro liberamente ispirato al “Fahrenheit 451”, pubblicato nel 1953 da Ray Bradbury (1920-2012), scrittore e sceneggiatore statunitense.
Nel romanzo l’autore, che ha vissuto l’infanzia tra i libri, l’adolescenza come testimone del rogo di libri nazista e delle Purghe staliniane e la prima età adulta all’epoca della caccia ai comunisti in America, immagina un futuro a lui prossimo in cui i libri, che secondo il governo sono l’origine della tristezza e dei disturbi mentali, sono proibiti.
La popolazione è dipendente dagli schermi televisivi, che, controllati dalla classe dominante, fungono anche da mezzo di controllo. Il compito del corpo dei pompieri, tra cui Montag, il protagonista, è scovare i libri nascosti dai civili e distruggerli, dando anche fuoco alle case dei colpevoli. Montag è fortemente convinto della sua missione, finché l’incontro con una dissidente non desta la sua curiosità nei confronti dei libri. In breve tempo l’uomo si innamora della lettura e tenta di salvare dal rogo quanti più volumi possibile, finendo per essere denunciato dalla sua stessa moglie e punito dal suo capo
La ribellione di Montag avrà un esito drammatico, ma la sua unione a un gruppo di ribelli che tenta di preservare le storie tramandando i libri imparati a memoria sarà fonte di speranza per il futuro.
Nei circa novanta minuti privi di intervallo di “Il fuoco era la cura”, cinque attori ripercorrono la storia del romanzo spostandone l’ambientazione dal futuro di Bradbury a un presente degenerato in cui spopola il potere dei mass media e si vive per il consumo di massa. I libri, ora, non vengono più bruciati perché origine delle disuguaglianze. Semplicemente nessuno ha più voglia di leggere e preferisce assuefarsi allo schermo della televisione o del telefonino, come se si trattasse di una droga esotica. Più che domandarsi cosa ci sia di straordinario nelle storie che leggiamo, ci si chiede se tutta la cultura in cui siamo immersi non sia troppa.
Interfacciarsi con un classico della letteratura è difficile e non privo di rischi, perché in molti lo conoscono e lo amano e quindi la reazione del pubblico potrebbe essere lontana da quella desiderata, ma “Il fuoco era la cura” è un prodotto buono per il pubblico di ogni età, del genere che si fa vedere anche nelle scuole.
La concezione di un presente in varia misura distopico è affrontata in fin troppi pezzi teatrali ed è più consuetudine che tratto originale, come del resto la scena scarna e buia, dominata dal grande videowall di fondo. La lettura del collettivo Sotterraneo è, però, fresca e divertente, sia per le interazioni tra gli interpreti Flavia Comi, Davide Fasano, Fabio Mascagni, Radu Murasau e Cristiana Tramparulo, che per musiche e coreografie sollevano il pubblico dalla pesantezza della riflessione sulle pecche dei giorni nostri.
La danza dei pompieri, con tanto di tuta e caschetto e illuminata da luci stroboscopiche, è particolarmente degna di nota e si fa apprezzare come l’apice del grande dinamismo dei cinque attori.
Il ritmo narrativo energico e incalzante fa di “Il fuoco era la cura”, ideato e diretto da Sara Bonaventura, Claudio Cirri e Daniele Villa, uno spettacolo forse non esaltante, ma di intrattenimento per una serata primaverile.

Il fuoco era la cura”, liberamente ispirato a “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury. Al Piccolo Teatro di Milano, Teatro Studio, repliche fino domenica 26 maggio. Creazione Sotterraneo. Produzione Teatro Metastasio di Prato, Sotterraneo, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, con il sostegno di Centrale Fies / Passo Nord.