Un racconto giapponese di formazione riaccende nuove immaginifiche energie e vitalità nel mondo dell’animazione

(di Marisa Marzelli) – Mentre nel mondo dell’animazione Casa Disney ha il fiato corto e tanto bisogno di idee nuove, arriva dall’oriente un soffio di immaginifica vitalità. È Il ragazzo e l’airone, del maestro giapponese Hayao Miyazaki. Dopo un decennio di silenzio dai tempi di Si alza il vento, che nelle intenzioni dell’autore doveva essere la sua ultima opera, ecco un tripudio visivo in cui magia e vita reale s’intrecciano in un inestricabile fluire.
La trama è riassumibile in breve. Pochi minuti iniziali per raccontare di come il ragazzino Mahito perde la madre nei bombardamenti di Tokyo durante la Seconda guerra mondiale. Successivamente si trasferisce nella casa di campagna dove la zia è diventata la nuova moglie del padre. Pochi minuti finali per raccontare il ritorno in città, alla vita normale. Ma quel che conta (il film dura circa due ore) sta tutto in ciò che avviene tra i due momenti, soprattutto nella mente di Mahito, per elaborare e accettare il lutto. Il ragazzo e l’airone è dunque un racconto di formazione, ma anche una summa delle tematiche più care a Miyazaki (dall’infanzia all’attenzione per la natura, all’antimilitarismo, alle tradizioni), con spunti autobiografici e autocitazioni di film precedenti, rimandi a volte criptici legati alla cultura nipponica ma anche una forma di meticciato con la letteratura fiabesca occidentale (dall’Alice approdata nel Paese delle meraviglie di Lewis Carroll alle imprese dei pirati e persino a Kafka).
L’avventura in gran parte onirica e formativa di Mahito inizia nella grande villa in campagna quando nota un maestoso airone cinerino, parlante e mutante, che lo spinge ad esplorare una torre diroccata nel giardino, costruita da un antenato e che sembra custodire i segreti di arcane leggende. Si tratta di un portale per accedere ad un mondo parallelo dove ricordi, sogni, desideri si mescolano e travolgono le emozioni del ragazzo, che ritroverà anche la madre morta ma ancora con l’aspetto di ragazza e soprattutto un’enormità di animali, dai parrocchetti a creature di fantasia. I simboli si sovrappongono e non è sempre possibile (almeno per noi occidentali) dare un senso logico a ciò che accade. L’airone, ad esempio, qui enigmatica guida e Virgilio dell’ancora inesperto Mahito nel mondo dei morti e dei sogni, è nella tradizione e nel folclore giapponesi associato all’idea di messaggero degli dei o simbolo di purezza e “passaggio” o “trapasso”. Anche la mezza dozzina di vecchiette laboriose che svolgono i lavori domestici nella villa potrebbero forse rappresentare gli spiriti degli antenati che vegliano sui vivi. Ma cercare di capire tutto ha poca importanza, meglio abbandonarsi alle immagini sempre molto movimentate e cangianti e alle continue situazioni imprevedibili. Infatti il film non è o per bambini o per adulti, è fruibile da chiunque a seconda del grado di fiducia immaginativa che si è disposti a concedergli.
La casa di produzione Studio Ghibli (co-fondata da Miyazaki) è leggendaria per la qualità tecnica dei film, dove domina l’animazione a mano, fatta di toni pastellati ed effetti simili alla visione di delicate stampe, ricchissime di dettagli, mentre la computer grafica è usata con moderazione e non è invasiva.
Lungometraggio numero 12 di Miyazaki (premio Oscar nel 2002 per La città incantata), Il ragazzo e l’airone, pur ispirato nel canovaccio al romanzo del 1937 E voi come vivrete? di Genzaburo Yoshino, è una narrazione originale del cineasta nipponico. La realizzazione, già in cantiere dal 2016, è stata rallentata dalla pandemia e da altri problemi, non ultimo l’età del regista (82 anni). Il film è uscito in patria a metà luglio, facendo poi in settembre l’apertura del Festival di Toronto.