Una “Arianna” confusa, ingarbugliata, tra sogno e nirvana. E quell’amicone del sovrintendente Pereira fa il maggiordomo

Il “divertissement” del Sovrintendente della Scala, Alexander Pereira, in scena nella parte del Maggiordomo

MILANO, sabato 27 aprile ► (di Carla Maria Casanova) Nata con le musiche di scena per “Le Bourgeois gentilhomme” di Molière, Arianna a Nasso doveva fungere da “divertissement”, come commento della commedia “Arianna”, in chiusura di programma. Nella mente di Hofmannsthal librettista e di Richard Strauss compositore, sarebbe dovuta durare una mezz’oretta. Ma la partitura terminata risultò lunga tre volte tanto.
A questo punto era un’opera completa. Però bisognava ristrutturarla e renderla indipendente da Molière. C’era un altro problema: la sua forma, così come si presentava, stava a metà strada tra la commedia francese e l’opera tedesca e, volendo metterci le mani, Hofmannsthal esigeva che fosse rispettato il senso profondo del suo libretto, cioè il dramma di Arianna che, abbandonata da Teseo, si trasforma e riprende forza vitale. Insomma, una faccenda impegnativa che poco aveva da spartire con un divertissement.
Dai e dai, nacque “Arianna a Nasso”, formata da un prologo di 40 minuti e un atto di 80. Anche così, la eterogeneità della storia non scherza ma la musica di Strauss, specie nell’atto unico, è tale da far catalogare l’opera tra le cinque di maggiore importanza del compositore tedesco (Salome, Elektra, Der Rosenkavalier, Ariadne auf Naxos, Die Frau ohne Schatten).
La sua fama ha impiegato molto a decollare e in Italia non ha mai raggiunto la popolarità delle altre. Alla Scala è arrivata nel 1950, 38 anni dopo la prima esecuzione di Stoccarda.
Alla Scala è tornata adesso (ultima apparizione 2006): 8 recite, di cui l’ultima a fine giugno. È cantata in tedesco. Se non si ha voglia di sondare il perché e il percome e i reconditi percorsi psico-filosofici, la storia è francamente un po’ ostica.

Krassimira Stoyanova nella parte di Arianna

Facciamola breve: in una sala di una ricca dimora settecentesca adattata a teatro, un gruppo di commedianti apprende dal maggiordomo che il padrone ha deciso di far seguire, all’annunciata rappresentazione dell’opera seria, un intrattenimento farsesco. Costernazione generale. Indignazione quando si viene a sapere che l’opera e la commedia dovranno essere rappresentate insieme. Fine del prologo.
L’atto unico ci porta a Nasso, dove Arianna si lamenta molto per essere stata abbandonata da Teseo. Qui, per via delle due opere sovrapposte, intervengono le maschere della commedia, con lazzi e consigli per Arianna. Grande aria di Zerbinetta, punto forte di tutta l’opera. Arriva Bacco. Arianna, che gli aveva chiesto di essere trasportata negli Inferi alla ricerca di Teseo, cambia idea e accetta di salire con lui nell’Olimpo (intensissimo meraviglioso duetto di stampo wagneriano). Si è capito che la confusione è notevole.
La messinscena scaligera (regia Frederic Wake-Walker, scene e costumi Jamie Vartan) è confusa come da vicenda. Teatro nel teatro che non lascia intendere quando finisce l’uno e incomincia l’altro, prologo ridanciano e sguaiato dove impera l’amor profano. Piena luce. Secondo tempo proiettato in un nirvana celeste (è cielo o mare?). Sogno, sublimazione, proiezioni psichedeliche.
“Arianna a Nasso”, musica di Richard Strauss, comporta come si è detto una pagina celeberrima: la grande aria di Zerbinetta Grossmächtige Prinzessin, pezzo di prodigioso virtuosismo vocale che “deve” far venir giù il teatro, vedi il sonnambulismo della “Lucia”. Per chi si lascia prendere dal sortilegio musicale straussiano ci sono anche la grande aria di Arianna e il duetto Arianna-Bacco che occupa tutto il vastissimo finale.
Alla Scala, Zerbinetta (Sabine Devieilhe) ha profuso alcuni filati rarefatti di grande pregio, ma la voce è piccola e senza peso (il teatro si è guardato bene dal “venir giù”), anche il personaggio è risultato abbastanza scialbo. (Come Zerbinetta resta insuperata Editha Gruberova).
Krassimira Stoyanova (Arianna) e Michael Koenig (Bacco) hanno dato vita con onore a quel meraviglioso finale (lui un po’ ingolato ma va bene le stesso).
Svettante, forse troppo, Daniela Sindram (Compositore); ottimo Markus Werba (Maestro di musica).
Franz Welser-Möst, considerato fra i più importanti direttori d’orchestra del nostro tempo (direttore musicale della Cleveland orchestra dal 2002 al 2022) è stato molto festeggiato.
Un punto di attrazione di questo spettacolo scaligero, per chi ne è a conoscenza, è certamente il nome di Alexander Pereira nei panni del maggiordomo in polpe e livrea, ruolo che il sovrintendente ha risolto con sicuro dominio della scena. Alcuni specialisti hanno rilevato che la sua interpretazione è troppo affabile sul genere “amicone”, come è d’altronde nelle corde di Pereira, mentre la tradizione lo vorrebbe rigido e compassato, da servitore stampo british, per intenderci. Ma questo era compito del regista.
Il lungo ponte ha generato dei vuoti in sala. Però il successo c’è stato. Sipario alle 22,30.

Repliche: 28, 30 aprile, 2, 5 maggio, 19, 22 giugno
Infotel: 02 72 00 37 44
www.teatroallascala.org