Università Cattolica. Un convegno per ricordare Sisto Dalla Palma e il cinquantenario del CRT (Centro Ricerca Teatrale)

MILANO, martedì 5 maggio(di Andrea Bisicchia) – Sono passati cinquant’anni da quando fu fondato da Sisto Dalla Palma (Feltre, 25 aprile 1932 – Milano, 2 gennaio 2011)  il CRT, da quando Milano era diventata una delle capitali del teatro europeo, grazie all’aggregazione che avvenne tra le due Istituzioni più importanti: La Scala e il Piccolo, con il Pier Lombardo (1973) e il CRT (1974), il primo con Parenti-Shammah-Testori, il secondo con Sisto Dalla Palma che teorizzò un “Terzo Teatro”, ovvero un “Teatro dei Mutamenti”.
A lui e al cinquantenario del CRT, l’Università Cattolica e L’Università di Pavia hanno dedicato un Convegno internazionale, con la Direzione Artistica di Roberta Carpani e Giulia Innocenti Malini, sotto gli occhi attenti di Anna Maria Cascetta, con oltre trenta presenze, tra Accademici e Testimoni, con l’intento di guadare il passato per riflettere sul presente del teatro milanese, ricostruendo la storia del Centro di Ricerca Teatrale, con le sue scelte internazionali che ebbero parecchia influenza su ciò che accadeva sui palcoscenici meneghini, ma anche su quelli di oggi, la cui eredità è passata nelle mani di Umberto Angelini alla Triennale Teatro.
Non si possono capire gli anni Settanta senza fare riferimento alla rivoluzione sessantottesca, alle bombe di Piazza Fontana e Piazza della Loggia, alla strage dell’Italicus, alla Legge sul divorzio, agli omicidi selezionati da poteri occulti che si protraranno per un decennio, 1968-78, il più lungo del “Secolo breve” , che si concluderà con la morte di Aldo Moro.
Il teatro non poteva non risentire di quel che accadeva, ma soprattutto non poteva escludere i bisogni delle nuove generazioni, che avevano deciso di abbandonare i teatri del centro cittadino per andare in cerca di alternative in luoghi più o meno decentrati. Insomma, il teatro doveva fare i conti con nuovi strati sociali, intellettuali, popolari, doveva, pertanto, cercare modi nuovi, o almeno diversi, di raggiungerli.
In che modo? O con quelli di una rappresentazione ideologicizzata, Dario Fo, di una scrittura e di una messinscena fuori dal comune, Pier Lombardo, o come una struttura di Festa, come luogo di comunione collettiva o momento liberatorio, magari attraverso la ricerca di un rituale che attingesse alla contemporaneità, come fu nelle intenzioni di Sisto Dalla Palma che andò in cerca di una nuova drammaturgia attraverso la morte della matrice umanistica per approdare alla purezza delle origini, con una rielaborazione del concetto di Festa e di Rito collettivo, senza dimenticare che, a base della Festa, oltre che il Rito, c’era anche il Gioco, ovvero linguaggi non convenzionali.
Non dobbiamo però confondere il gesto della Festa col gesto del teatro d’Avanguardia, quello che proveniva dalle Cantine Romane. La Festa andava intesa come avvenimento teatrale, come luogo in cui non si consuma un generico processo di identificazione con la scena, ma come spinta verso una esperienza drammaturgica di tipo collettivo, come momento alternativo a ogni forma di teatro ufficiale.
Sisto Dalla Palma, che portava avanti gli studi di Mario Apollonio sul Coro, proponeva una forma di teatro di comportamento ludico, invocando la presa di coscienza di Gruppi capaci di costruire, attraverso la scena, immagini più congeniali al proprio sentire, auspicando un teatro, non come prodotto, ma come processo, rinunziando all’invenzione poetica del singolo a vantaggio del gruppo che dovrebbe assumersi il compito di teatralizzare i conflitti, cercandone i motivi e, nello stesso tempo, restituire a loro, la sua esperienza secolare, riconquistando il senso della vocazione originaria, da intendere come partecipazione, come comunione, e non più come intrattenimento. I modelli erano quelli di Grotowski, del Living, del Bread and Puppet, di Eugeni Barba, tutti accomunati, in maniera diversa, dalla ricerca delle Origini.
Quanta profezia in questo suo sogno che cercò di realizzare con tutte le sue forze!
A noi non resta che attendere gli Atti del Convegno.