Visita del Papa in un orfanotrofio femminile. Paolo Rossi prepara un concerto. Un disastro. Provvederà una servetta

(di Marisa Marzelli) – Gloria! è un film musicale ma non il classico musical tradizionale all’americana; è una frizzante commedia musicale in costume, ambientata alla fine del ‘700 in un modesto orfanotrofio femminile dove alle ragazze veniva insegnato a suonare.
Succede che, in occasione dell’elezione a papa di Pio VII, l’arrogante mediocre prete e insegnante di musica dell’istituto venga incaricato di scrivere un concerto in onore della visita del pontefice. Ma la vena creativa del religioso si è inaridita e lui non sa cosa fare. Ci penseranno le allieve più intraprendenti e creative, capitanate dalla servetta dell’orfanotrofio, sempre considerata un po’ ottusa e trattata da Cenerentola ma dotata di straordinario talento per le note (affinato dall’esercizio di un pianoforte che ha scoperto relegato in cantina), ad allestire un sorprendente concerto pop capace di gettare nel panico i bigotti e ipocriti benefattori del convento riunitisi per l’evento.
Opera prima della cantautrice italiana Margherita Vicario, che è anche co-sceneggiatrice e autrice delle musiche, il film è stato presentato in concorso nel febbraio scorso al Festival di Berlino dove, ancor prima del debutto sullo schermo, è stato venduto in Francia, Germania, Austria e in altri paesi europei ma anche in Corea. Si tratta produttivamente di un piccolo film italo-svizzero (tra gli altri c’è Rai Cinema ma anche il supporto dell’Ufficio Federale elvetico della Cultura e il contributo della vivace Ticino Film Commission) girato in Friuli Venezia Giulia, con alcune riprese effettuate nello storico Palazzo dei Landfogti di Malvaglia, nell’alto Canton Ticino, un edificio risalente alla metà del ‘400, periodo caratterizzato dal dominio del Ducato di Milano.
La musica sprizza da ogni inquadratura in quest’operetta fresca che trascende la propria epoca storica e unisce cultura alta e bassa, non solo musicale ma anche cinematografica, avendo – pur senza pretese estetiche fuori dalla propria portata – modelli al top come Amadeus (l’impotente invidia del tradizionalista Salieri verso l’inarrivabile e irriverente Mozart), Barry Lindon (tante immagini a lume di candela, attente inquadrature espressive di volti e ambienti), Sister Act (un sound energetico, un feel-good movie di tutto rispetto). Anche il contenuto, partendo da una situazione più o meno dickensiana, si dispiega in un inno al talento, all’innovazione, alla sorellanza. Ad un’ansia di modernità capace di travolgere e incorporare la tradizione.
La regista esordiente Margherita Vicario è figlia d’arte: nipote del regista Marco Vicario e di Rossana Podestà e figlia del regista in particolare di fiction tv Francesco Vicario (tra l’altro è stato il primo autore del grande successo I Cesaroni).
Tra gli interpreti, Veronica Lucchesi, voce della band La rappresentante di lista, che quest’anno era al Festival di Sanremo, accanto a Elio (leggendaria voce del gruppo Elio e le Storie Tese), Natalino Balasso e un imperdibile Paolo Rossi, il prete in manco di ispirazione musicale, che imposta il suo personaggio tragicomico ispirandosi probabilmente al manzoniano don Abbondio.