Walter Chiari e il dono di farsi voler bene. Genio irregolare, gli bastava un breve canovaccio. E stava in scena tre ore

(di Andrea Bisicchia) – Sono passati cent’anni dalla nascita di Walter Chiari (1924-1991), che ho avuto la fortuna di frequentare, per un lungo periodo, quando collaboravo con Giordano Rota, al Teatro Nazionale. Giordano lo aveva adottato, anzi, lo considerava l’unico maschio, tra tante figlie femmine, Walter si rivolgeva a lui per qualsiasi cosa, chiamandolo Giordanino. Si andava spesso a cena in un ristorante vicino al teatro, solo che, quando arrivava lui, si verificava una specie di ferma-immagine da parte della gente.
Walter amava mangiare le rane e si andava volentieri in paesini, vicino Pavia, noti per alcune osterie che preparavano piatti prelibati a base di rane fritte o in tegamino.
Walter non stava fermo, era sempre oggetto di attenzione da parte dei clienti che lo guardavano con ammirazione, lui trovava le parole per tutti, perché il suo vero dono era farsi voler bene.
In un volume, ricco di annotazioni, di aneddoti, ma anche dal sapore storiografico, non certamente di tipo accademico, scritto a quattro mani da Michele Sancisi e Simone Annichiarico, “100% Walter Chiari. Biografia di un genio irregolare”, edito da Baldini e Castoldi, viene raccontata la storia di un uomo che è anche la storia di una nazione che ha dell’incredibile, direi adatta a una sceneggiatura cinematografica.
Di Michele Sancisi, mi sono occupato del suo libro dedicato a Mariangela Melato, una biografia completa e ricca di notizie, scritta con una metodologia non molto diversa da quella utilizzata per la biografia di Walter, di cui, del resto, aveva già pubblicato un volume fotografico, “Walter Chiari, un animale da palcoscenico”, detto così per la sua infinita creatività che aveva pochi rivali, tanto che gli era sufficiente un breve canovaccio per costruire uno spettacolo di tre ore.
Come attore, Walter nasce a Milano, le sue prime apparizioni avvengono all’Olimpia, al Mediolanum, al Lirico, dove si fa subito notare per un talento fuori dal normale. Lo si vede nella Compagnia di Gandusio e, successivamente, con Marisa Maresca, nota per le sue bellissime gambe, con cui vivrà una relazione alquanto turbolenta. La Maresca aveva lavorato con Macario e Dapporto, ma abbandonerà tutti per fare ditta con Walter, di cui aveva intuito la grandezza. Insieme a lui, in Compagnia c’erano Vittorio Caprioli e Rosalia Maggio, la “Soubrettina”, da non confondere con la “Soubrettissima”.
Con la Maresca Walter trascorre tre anni d’amore e di schiaffi, fino a quando il sodalizio non entrerà in crisi.  Intanto, Walter, per la sua recitazione ai limiti della nevrosi, verrà riconosciuto come il Danny Kaye italiano. Michele Sancisi, in vari capitoli, ne ripercorre la “irregolarità” creativa, si sofferma sui successi teatrali, cinematografici e televisivi, oltre che sulle ben note storie d’amore con Lucia Bosé, Ava Gardner, Mina, Elsa Martinelli, Alida Chelli, che diventerà sua moglie, dalla quale avrà il figlio Simone che, nel libro, sottolinea la generosità, ai limiti della patologia, del suo grande padre. Egli ci ricorda un episodio che riguarda i Comici del Derby, per i quali Walter era diventato un mito, tanto che non perdevano mai un suo spettacolo. Una sera andarono a complimentarsi con lui che li accolse in camerino notando, da come erano vestiti, una certa povertà. Lo invitarorno al Derby, come ospite d’onore, lui, avendo capito che disponevano di pochi soldi, chiamò il suo impresario e fece dare loro metà dell’incasso che doveva essere tanto, trattandosi di un teatro esauritissimo. Da quel momento (1959), il locale di Via Monterosa, divenne la sede della “comicità del Nord”, quella di Teo Teocoli, Cochi e Renato, Gaber, Iannacci, Abatantuono, Paolo Rossi, dei Gatti di Vicolo Miracoli.
Era la Milano da bere e da sniffare, tanto che, a causa della “polvere bianca”, il locale dovette chiudere i battenti (1985). Anche Walter ne fu vittima sacrificale, perché accusato ingiustamente di non farne solo un uso personale, da malavitosi che magari non riusciva a pagare, ma che loro riuscirono a infangare, tanto che, per ben due anni, dovette subire l’ostracismo dei produttori e dei falsi moralisti. Eppure Walter rimaneva sempre un mito, grazie anche agli infiniti successi televisivi e teatrali, in particolare con Garinei e Giovannini, con cui realizzò “Buonanotte Bettina”, col famoso contratto, fatto sottoscrivere da Delia Scala, e “Un mandarino per Teo”, con Sandra Mondaini.
A proposito di teatro, Sancisi ricorda le stagioni della prosa, da “LUV” di Schisgal, col grande Gianrico Tedeschi, a “La strana coppia” di Neil Simon, con Renato Rascel, a “Il gufo e la gattina” con Paola Quattrini e, successivamente, con Alida Chelli, a “Finale di partita” di Beckett, sempre con Rascel, che fece arricciare il naso ai critici, ma che io ricordo come una delle più grandi interpretazioni di questo testo.
Il volume è preceduto da una nota introduttiva di Mina. da una Prefazione di Maurizio Porro che, sulle pagine del Corriere della Sera, lo aveva ricordato, in occasione della morte, insieme ad altre firme importanti, come quelle di Raboni, Kezich, Manin.
Notevole l’apparato iconografico.

“100% Walter Chiari. Biografia di un genio irregolare” di Michele Sancisi e Simone Annichiarico, Baldini e Castoldi 2024, pp. 472, € 22